Ci vuole un overtime ai Miami Heat per superare i Boston Celtics in gara 2. Celtics che a tratti sembrano essere tornati indietro con la macchina del tempo. Non concordo minimamente con molti siti e una certa stampa americana che oggi “rimprovera” i Big Three di Boston di essere ancora assenti, come in gara 1, e che un loro risveglio sarebbe l’unica soluzione per evitare un facile cappotto a favore degli Heat.
Celtics Pride – Avanti per tutto il primo tempo, rimontati e capaci di portarsi ancora avanti. Garnett offensivamente non è quello visto fino ad oggi nei playoffs, ma il ritorno a buone percentuali da parte di Ray Allen, la caparbietà di Pierce e soprattutto un Rajon Rondo finalmente in versione dominante (chiuderà con 44 punti, 8 rimbalzi, 10 assist, 2 recuperi e zero perse, giocando l’intera gara senza un singolo secondo di riposo!) riportano i biancoverdi a competere. Non in grado di chiudere la gara e sulla distanza dei 53 minuti, supplementare compreso, superati di misura da Miami, che chiaramente in fatto di energia, gioventù e atletismo ne ha 2-3 volte più degli uomini di Coach Rivers. Ma se questi sono ancora i Celtics…abbiamo una serie!
Uomo franchigia – Guardi le statistiche e pensi che LeBron James abbia dominato la partita. 34 punti (tirando 24 liberi!!! Ma ci torniamo dopo) 10 rimbalzi, 7 assist, una gara dai numeri sontuosa. Invece… Invece nel finale dei regolamentari James sbaglia per due volte il tiro che manderebbe tutti a casa e due tiri liberi che potevano costare la partita e, perchè no, la serie a Miami. Per fortuna di Riley, Spoelstra e compagnia, l’uomo franchigia, quello decisivo (lui sì) continua a vestire la maglia numero 3 e a chiamarsi Dwyane Wade. Impressionante un suo canestro nel finale, quando Garnett gli spinge via il braccio con tutta la sua forza (scommetto non sia poca) non impedendo a D-Wade di segnare lo stesso, subire il fallo e completare dalla lunetta il gioco da tre punti. Se fossi nello staff tecnico degli Heat preferirei dare a lui la palla decisiva, anche della partitella di fine allenamento, piuttosto che a “The Chosen One”.
Non voglio parlare degli arbitri – 47 a 29 il conto dei tiri liberi concessi a favore di Miami.
Aggiustamenti – Si sa che in una Lega come l’NBA, come in qualsiasi altra dove si giochi una serie consecutiva di gare contro la stessa squadra, sono gli aggiustamenti tecnico/tattici tra una partita e l’altra a fare spesso la differenza. A volte anche all’interno del match stesso. Nel supplementare Spoelstra mette James su Rondo, e l’attacco di Boston si ferma. L’aggiustamento (eccolo) è perfetto e probabilmente in chiave tattica è la singola scelta che decide la partita. Rivers che ha dato un intero giorno di riposo ai suoi, senza fare allenamento tra gara 1 e 2, manda Garnett a raddoppiare Wade, sempre e comunque, soprattutto sul lato: che siano gli altri a batterci, questo il comandamento. Sfortunatamente per Boston il supporting cast di Miami fa il suo dovere, soprattutto con Battier e Mario Chalmers che indovina una gara da 22 punti col 50% al tiro. Ma la scelta tattica sembra proprio quella giusta. Wade non può venir estromesso completamente dal gioco, date le sue potenzialità, ma di certo per quasi tutti i 48 minuti dei regolamentari, non incide sul punteggio e sull’attacco degli Heat come in gara 1. E se James si trova da solo senza il suo “gemello”, Miami diventa all’improvviso (data l’assenza di Bosh) una Cleveland qualunque. E questa l’abbiamo già vista.
E ora? – La serie poteva svoltare verso Beantown, invece al termine di una clamorosa maratona, dice 2-0 Miami. Spoelstra per primo sa che vincere al TD Garden non sarà facile, anche se con la leggerezza d’animo di chi ha la certezza che aggiudicandosi anche solo le 4 tra le mura amiche si porterebbe a casa la serie e l’approdo alle Finals. Dall’altra parte Rivers non può certo essere sicuro che i suoi sappiano (o possano) rigiocare per intensità e percentuali al tiro, un’altra gara come quella di stanotte. Boston ha bisogno che tutto giri alla perfezione, come ampiamente detto già in fase di preview della serie, che Rondo sia sempre questo, che Allen torni ad essere il cecchino infallibile che è stato per tutta la sua carriera, e che quel poco che può avere dalla panchina sia almeno un contributo costante e di conseguenza determinante. Domani notte le prime risposte.
Andrea Pontremoli
@A_P_Official