Difficile non pronosticare un cappotto o semi-cappotto degli Heat ai danni dei Sixers nel primo turno di playoffs della eastern conference, però gara 1 ha dato dei segnali contrastanti con sprazzi di dominio degli Heat, ma momenti di controllo anche dei Sixers che hanno rischiato addirittura di portare a casa la partita, quando da -16 erano rientrati sino a -3 con Young in lunetta.
Chi prende il tiro decisivo? Risposta scontata: i campioni.
Philadelphia ha avuto due volte la palla del pareggio e una addirittura del sorpasso nel quarto periodo. Su un pick and roll Iguodala-Brand la palla è giunta all’ex Duxe, indisturbato in lunetta, che ha mandato sul ferro (per l’ennesima volta) il più facile dei jumper. Nell’azione successiva i Sixers fanno girare perfettamente il pallone e pescano Iguodala in punta per la tripla aperta del pareggio che finisce sul ferro, infrangendo così i sogni di gloria dei Sixers. Dall’altra parte, sul +3, Wade penetra verso sinistra con immane potenza, subisce (un dubbio) fallo di Young, ma infila lo stesso un floater dai quattro metri che indirizza il match verso i colori di Miami. Saranno poi ancora due suoi tiri liberi a mettere la parola fine alla contesa.
E il Lebron del quarto periodo? Due punti, tutti dalla lunetta, e una serie di decisioni alla “Cleveland Cavs” con palla congelata sul lato e la rivisitazione di “Me against the world”. Ha detto correttamente Federico Buffa in una situazione di pick and roll che ha portato due liberi a Wade nel finale: “LBJ gioca il pick and roll per prendere l’arresto e tiro, Wade per attaccare il ferro (e nella fattispecie avere più possibilità di andare in lunetta) “.
Vogliamo ancora discutere su chi sia in grado di prendersi e convertire i tiri decisivi in questa squadra?
Father and sons La prestazione di Thad Young è da incorniciare: 12 punti nel quarto periodo, un tasso di attività incredibile sotto le plance e dei movimenti da gatto del parquet che ci forniscono un’ulteriore nominee per il sesto uomo dell’anno. Young ha dichiarato molte volte infinita stima in Doug Collins, che ha contraccambiato gentilmente ritenendolo il giocatore decisivo della propria squadra. Quello che stupisce di questo mistico rapporto tra le young guns dei Sixers e il generale Collins è la condivisione e l’affetto. Doug tratta i suoi ragazzi come figli. Nel finale, con pochi secondi sul cronometro, lo abbiamo visto abbracciato a Lou Williams mentre gli trasmetteva dei consigli e delle parole di conforto; al suono della sirena ha voluto dare un “high five” a tutti i suoi ragazzi, spendendo per ciuscuno due parole che infondessero carica in vista del secondo atto della serie. Si vede che c’è qualcosa di particolare in questo gruppo, nonostante abbia: stelle sovrapagate, una presenza e verticalità interna pressochè nulla e pochi tiratori dal perimetro. Il perchè del fatto che si sia arrivati all’ultimo minuto con il risultato in bilico, è tutto da ricercare nel cuore e nella mente di Doug che ha preparato il match in maniera capillare.
Accendi e spegni Gli Heat hanno iniziato la partita con una sufficienza imbarazzante. Nella presentazione della gara Collins ci ha tenuto molto a porre l’accento sull’inizio di partita, accostando l’approccio di James e Wade a quello di Jordan: “MJ quando giocava una gara 1 di playoffs voleva mandare subito un messaggio agli avversari e fargli capire che non avrebbero mai potuto vincere contro di lui. Mi aspetto lo stesso da Wade e James perchè sono fatti della stessa pasta. Per noi sarà fondamentale iniziare bene il match e reggere questo urto.” Mai parole furono più profetiche perchè Phila ha giocato un primo quarto al limite della perfezione offensiva e difensiva, mentre James ha guardato i suoi compagni, segnando per la prima volta dal campo a metà secondo quarto. Miami non ha neanche provato a stritolare subito gli avversari indirizzando la partita, ma anzi ha subito la mareggiata avversaria. Quando ha recuperato la partita nel secondo quarto con una splendida difesa, ed è andata addirittura a +16 nel secondo tempo, non ha ammazzato la preda quando era necessario, lasciandogli così la possibilità di rientrare in partita e quasi vincerla. Contro i Sixers accendere e spegnere può bastare, ma se la versione degli Heat sonnolenti da regular season, si prolungherà anche per i playoffs difficilmente li vedremo a fine stagione con un anello al dito.
Simone Mazzola