Quarto episodio delle nostre Preview: ora si passa alla Western Conference, precisamente nella SouthWest Division. L’equilibrio regna sovrano, con 4 squadre possibili contendenti per entrare nei Playoffs. Un gradino indietro rimangono infatti gli ex Hornets, diventati nell’estate Pelicans, una delle squadre più futuribili della Conference, ma non pronta per il definitivo salto di qualità. Campione di Division sono i San Antonio Spurs, che dal 2010 recitano un ruolo di assoluti protagonisti nella parte Ovest d’America. Saranno costretti a cedere il titolo ai più giovani avversari di Houston, capitanati dal neo acquisto Howard oppure avrà la meglio la formazione di Gregg Popovich, o magari un Outsider? Lo scopriremo presto.
Analizziamo una per una le cinque squadre che la compongono e le loro speranze per la prossima stagione.
NEW ORLEANS PELICANS: Lo starting five promette bene: Jrue Holiday, Tyrike Evans,Al Farouq Aminu, Ryan Anderson, Anthony Davis. E il resto? siamo realisti, 82 partite sono tante, e le riserve a lungo andare giocano un ruolo molto importante nell’alchimia di squadra. Lo staff di New Orleans sembra non aver pensato a questo, forse puntando all’estate 2014, quando saranno Free-Agent molte Superstar, ma per ora sembra una formazione da lavori in corso. Pronto al definitivo salto di qualità è Anthony Davis, star del gruppo, assistito dal neo arrivato Jrue Holiday, giocatore sottovalutato, in grado di fornire ottimi assist sia per i lunghi, sia per eventuali scarichi (Ryan Anderson e Tyrike Evans sopratutto). Il record dell’anno scorso (27-55) sembra battibile, sperando che da quelle parti, l’infermeria rimanga sempre vuota.
RECORD: 31-51
HOUSTON ROCKETS: Secondo molti addetti ai lavori è una delle maggiori pretendenti al titolo finale, e non possiamo dargli torto. Se tutte le bocche da fuoco riusciranno a esprimere il loro potenziale, non c’e nè per nessuno. Il neo acquisto Dwight Howard, dopo la brutta stagione ai Los Angeles Lakers, la rende temibile sia sotto canestro ( il loro tallone d’achille la passata stagione) sia in difesa. Lin è diventato una garanzia, e The Beard Harden un All-Star. Coach Kevin McHale dovrà soltanto (si fa per dire) trovare il giusto filo conduttore per riuscire a far rendere al meglio i propri giocatori. L’organico è ben organizzato, sia all’interno del pitturato con la coppia Howard-Jones, sia fuori, con il tridente Lin-Harden-Parsons a pungere le difese avversarie. L’ultimo trionfo risale alla stagione 1995, con un certo Hakeem Olajuwon (ora allenatore personale di Dwight Howard) mvp. Coincidenze? staremo a vedere.
RECORD: 62-20
MEMPHIS GRIZZLIES: “Squadra che vince, non si cambia” recita il detto. Non hanno vinto, ma più o meno il concetto rimane quello. Sul mercato i Grizzlies mantengono il roster sostanzialmente invariato, ma non rinunciano a rafforzare la panchina, in particolare con l’ingaggio di Mike Miller, reduce da un’ottima stagione come riserva nei Miami Heat. Il Draft non ha regalato buone opportunità (solo 3 scelte nel secondo giro), ma nel complesso la squadra rimane di buon livello: l’asse Play-Pivot (Conley-Marc Gasol) sarà l’arma principale di questa formazione, che punterà ad entrare per la terza volta consecutiva ai Playoffs, dopo aver eliminato l’anno scorso clamorosamente i New Oklahoma City Thunder. Tayshaun Prince, senza dubbio non più quello visto ai Pistons nel lontano 2004, sembra comunque dare una discreta mano in difesa, e l’attuale Coach, David Joerger, passato capo allenatore dopo 6 anni da assistente,aver capito i complicati meccanismi di gioco americani. Difficile comunque bissare la stagione scorsa.
RECORD: 49-33
DALLAS MAVERICKS: Qualche anno fa, e con lo stesso roster, avremmo parlato sicuramente di formazione che punta al titolo. Vince Carter tocca quota 36 primavere, 35 per Shawn Marion, così come Dirk Nowitzki, tutti giocatori in fase calante. A confermare ciò il trend negativo di Nowitzki, in calo fisicamente dopo l’ultima stagione e costretto a non disputare l’Eurobasket con la sua Germania. Il draft concede ai Dallas Shane Larkin,classe 1992, ottimo play dotato di una buona dote da passatore, ma ancora acerbo per lo standard fisico americano. Nello starting five figurano nomi come Dejuan Blair, unico centro assieme a Samuel Dalembert, Devin Harris e Monta Ellis, con Josè Calderon da sesto uomo. Nel nuovo millennio solo l’anno scorso non sono riusciti a centrare i Playoffs per poche partite, quest’anno ci riprovano, senza velleità di titolo. Rick Carlisle dovrà centellinare le forze di tutti i suoi veterani, se non vuole arrivare spompato a fine stagione.
RECORD: 33-49
SAN ANTONIO SPURS: Ogni anno vengono dati per finiti, e puntualmente smentiscono tutti. L’elisir della lunga vita sembra averlo trovato Gregg Popovich, capace di gestire al meglio i Big Three (Parker-Ginobili-Duncan) e di scoprire talenti che si sposano a perfezione con il suo sistema di gioco (vedi Kawhi Leonard o lo strabiliante Danny Green). Gary Neal è stato ceduto ai Bucks, è arrivato il nostro Marco Belinelli e la filosofia non cambia. Se proprio dobbiamo trovare una pecca, vistasi soprattutto nelle finali dell’anno scorso contro Miami, è la mancanza di un centro dominante, Tiago Splitter permettendo. Sarà l’anno del “Falling down” o della riconferma? Nel dubbio, affidiamoci alle recenti prestazioni dei tre campioni d’Europa Nando DeColo, Boris Diaw e Tony Parker per decidere.
RECORD: 53-39