Non potevano vincere, e infatti non hanno vinto. Troppe le assenze, troppa la stanchezza dopo la tiratissima serie contro i Brooklyn Nets. Però i Chicago Bulls hanno dimostrato un cuore straordinario, sono sicuramente andati oltre i propri limiti, rischiando di portare Miami almeno a gara 6.
Miami che per inciso ha camminato per tutto il primo quarto, e a dire il vero anche nel secondo, quando Chicago ha rimontato lo svantaggio iniziale, un parziale dei padroni di casa di quelli da spegnere subito la tv, tanto sai già come va a finire. Invece un ottimo Boozer in attacco, un combattivo Noah sotto i tabelloni e la solita incoscienza di Nate Robinson hanno permesso ai rossoneri non solo di rientrare in partita, ma di condurla addirittura fino all’ultimo quarto. Poi s’è svegliato LeBron James, che fino almeno a 7-8 minuti dalla fine sembrava l’unico Heat interessato a non tornare a Chicago per gara 6, e Wade nel finale, su una sola gamba, hanno dato il colpo di grazia a Belinelli&c.
Marco ha giocato poco, e male. Già da gara 5 le sue quotazioni erano andate in picchiata presso Coach Thibodeau che – giustamente – non guardando in faccia a nessuno, è andato con gli uomini che lì per lì potevano garantirgli quello sforzo in più per reggere l’urto di Miami. Inutile contare infatti le assenze, pesantissime, in casa Bulls, da Rose (rientrerà a Ottobre? Ormai è ufficiale) a Hinrich e soprattutto Deng, il giocatore in posizione di ala piccola capace di marcare, per atletismo e competenza, LBJ, e in attacco di dare man forte sia sul perimetro che in penetrazione, generando quegli scarichi che sono arrivati solo da Robinson, magari a favore di Butler, nota lieta della post-season chicagoana che ha trovato spazio e minuti importanti proprio “grazie” alle assenze.
Gli Heat al momento hanno perso una sola gara in tutta la post-season, spazzando via i Bucks nel primo turno e ora soffrendo il giusto contro gli ammirevoli Chicago Bulls. I Big Three hanno giocato uno alla volta, James in particolare, attualmente non contenibile da nessun bipede quando penetra a canestro. Segnare sicuramente il fallo alla difesa, spesso anche il canestro buono e il libero supplementare. Wade con i problemi al ginocchio destro si sta gestendo, diciamo così, non esistendo un altro termine che spieghi al meglio il suo apparire e scomparire dalle partite. Però come in gara 5, quando conta, Flash riappare e se ne accorgono tutti, avversari in primis. Il supporting-cast guidato da Ray Allen, Haslem, Battier, se era di alto livello nella passata stagione figuriamoci in questa. Complici le vicende della costa ovest, infortuni a Bryant e Westbrook su tutti, non si capisce al momento come la parata su Ocean Drive non debba andare in scena anche al termine delle Finals 2013.