In pochi avrebbero scommesso che questi New York Knicks sarebbero stati in grado di timbrare un avvio di stagione così fulminante, con un parziale di 3 vittorie e neanche una sconfitta a dimostrarlo, soprattutto visto l’infortunio a Stoudemire che lo terrà fuori più del previsto, dalle 6 alle 8 settimane, visto che al giocatore dovranno essere asportati dei tessuti morti nel ginocchio sinistro. La situazione non sembrava essere la migliore per i Knicks di Mike Woodson, costretti tra l’altro a posticipare l’avvio della stagione saltando il nuovo derby con Brooklyn per via dell’emergenza causato dall’uragano Sandy. Anthony e compagni, alla prima in casa, si sono fatti trovare prontissimi, schiacciando gli Heat campioni in carica 104-84; sono arrivate poi due vittorie con Philadelphia, avversaria diretta nella division, conquistate senza troppe preoccupazioni e con un distacco mai inferiore alla doppia cifra.
Questi successi hanno animato un certo entusiasmo in un gruppo trascinato dal solito Anthony (schierato da 4 al posto di Stoudemire, e l’esperimento è ben riuscito), ma anche da un Felton che partendo sia da shooting che da point guard ha sempre offerto un contributo importante in cabina di regia. Disporre poi di uno dei centri più mobili ed efficaci della Lega come Chandler può solo dare una mano. Il gruppo, rinnovato sotto molti punti di vista la scorsa estate, pare aver trovato un suo equilibrio, e non è necessariamente detto che il ritorno di Stoudemire farà bene sotto questo punto di vista, a meno che Stat non torni ad essere il giocatore di due stagioni fa.
I Philadelphia 76ers, partiti con la consapevolezza di poter far bene in questa stagione con un Iguodala e uno Williams in meno ma un Bynum in più (ancora mai sceso in campo per infortunio) si sono visti un po’ frenare in questo avvio di stagione dai Knicks, che li hanno sconfitti nelle due occasioni in cui già le due formazioni si sono scontrate, anche se gli uomini di Collins non hanno steccato con i Nuggets sconfiggendoli 84-75. Finora si è visto un Jrue Holiday da applausi, in grado di guidare la squadra avendo più anche minuti a disposizione vista la partenza di Lou Williams. Aspettando il ritorno di Bynum, la squadra mira ad essere la mina vagante ad Est anche quest’anno (per informazioni chiedere ai Bulls).
Ritornando nello stato di New York, arriviamo a parlare dei Brooklyn Nets: finora abbiamo potuto osservare solo in due occasioni la franchigia dell’ambizioso proprietario Prokhorov fresca di trasferimento nel nuovo Barclays Center, una di queste con i Toronto Raptors del nostro Andrea Bargnani. Senza troppe sorprese, di fronte al nuovo pubblico, i Nets hanno trovato la vittoria guidati da un Brook Lopez sempre più ai vertici tra i lunghi in NBA. Parliamo di una piazza entusiasta, ambiziosa e che potrà dire la sua almeno in regular season; difficilmente però riuscirà a spingersi lontano ai Playoffs vista l’agguerrita concorrenza.
Deron Williams e compagni, comunque, hanno perso il match successivo a Minnesota, con una prova decisamente poco convincente; in ogni caso è presto per trarre conclusioni, ed è il caso di aspettare il big match di stanotte con gli Heat per valutare le effettive potenzialità dei Nets. Dalle parte dei Raptors, che hanno già disputato quattro match, la squadra è tornata con i piedi per terra dopo l’ottima preseason; i canadesi, pur sconfiggendo davanti al pubblico amico i Wolves, sono stati battuti da Pacers, Thunder e dai Nets prima citati. La squadra ha fatto alcuni passi avanti rispetto alla scorsa stagione, ma c’è ancora tanto da migliorare anche per il nostro Bargnani, finora abbastanza deludente; note positive arrivano dall’inserimento di Lowry, finora il vero trascinatore di Toronto.
Per ultimi, ma non per importanza, arriviamo ai Boston Celtics: la squadra finora ha fatto tutto meno che convincere, ottenendo solo una vittoria con i modesti Wizards (in un match tra l’altro deciso solo nei minuti finali) e venendo sconfitti dagli Heat e addirittura dai Bucks davanti al pubblico del Garden. La stagione è iniziata ancora da poco, ma urge inversione di tendenza per Pierce e compagni, che, come prevedibile, stanno dimostrando di soffrire troppo a rimbalzo e anche in attacco la manovra risulta farraginosa. Oltre ai veterani Pierce e Garnett e al solito Rondo, ci si aspetta un maggiore contributo dal resto della squadra, in particolare da un Jason Terry ancora lontano dal rimpiazzare adeguatamente Allen.
Federico D’Alessio