Chi ben comincia è a meta dell’opera. Un proverbio che non calza proprio per nulla con il difficile momento dei Los Angeles Lakers, reduci da un sorprendente 0-3 che sugli schermi losangeleni non compariva dalla lontana annata 1978, quando ancora si giocava al Forum e un certo Abdul-Jabbar vestiva il #33. In effetti le difficoltà erano state viste già durante gli otto match di pre-season, ma che la squadra di coach Brown fosse ancora così indietro sul piano tecnico oltre a quello fisico (tra gli acciacchi di Kobe, Hill, il recupero di Howard e ora persino il perone di Steve Nash) non era certo così prevedibile. I problemi sono subito emersi fin dalla opening night, una squadra, i Lakers, disordinati in fase difensiva e che neanche in attacco hanno saputo sfruttare tutto il talento a loro disposizione, partendo dai mancati pick&roll del duo Nash-Howard in aggiunta a rotazioni discutibilissime e lineup impresentabili in frangenti di gara cruciali, tutti elementi che giocano a sfavore di Mike Brown, imputato numero uno delle zero vittorie. L’inizio dunque non è stato dei migliori e l’assenza di Nash (fissata a circa 10 giorni) non faciliterà il percorso già ben tortuoso: Kobe e Howard sono due cardini su cui poter puntare (senza però eccedere con un minutaggio ad ora altissimo), Gasol e Blake due giocatori importanti che ancora però faticano ad ingranare. All’ex allenatore Cavs il compito di riequilibrare il gruppo…in attesa di vincere e porre fine alle prime insistenti voci di licenziamento.
Discorso diverso per i cugini Clippers che di talento dispongono e che talento hanno saputo mettere in campo alla prima contro i Grizzles. In calo invece sia nel derby, dove comunque i 25 turnovers dei lacustri hanno, e non poco, facilitato il lavoro dei ragazzi di Del Negro, e nel match di ieri notte (3 novembre) quando dei ben più freschi Golden State Warriors hanno evidenziato molte leggerezze nel pitturato losangeleno, tra seconde chance concesse e poca sostanza a rimbalzo, dove il solo Griffin non è bastato ad arginare l’assenza di Jordan, relegato alla panchina con 6 falli in poco più di 20 minuti. Dal canto loro, i Warriors hanno saputo reggere bene la prima brutta tegola di stagione, ossia l’infortunio al ginocchio di Kareem Rush che con molta probabilità lo terrà lontano dal campo fino a fine campionato. Grazie a Lee e Landry, infatti, Golden State dimostra finora grande concretezza sotto i tabelloni, oltre all’invidiabile accoppiata Curry e Thompson allo spot di guardia: il tempo confermerà se davvero i Warriors potranno inseguire qualcosa di grosso, ma le prime impressioni sono buone e il gruppo sembra avere i requisiti per poter sorprendere non solo più nella seconda metà di stagione.
Chiudono Phoenix Suns e Sacramento Kings, due squadre da cui poco ci si aspetta e che al momento non hanno dato grandi gioie ai propri fans: per i Suns si prospetta un mese difficile in cui la difesa, apparsa comunque positiva nelle prime due partite, dovrà vedersela con alcune delle squadre più pronte sul fronte offensivo, mentre per i Kings, partiti come i Lakers con uno 0-3, ancora molte fatiche sul piano della chimica di squadra inevitabilmente sfociate nei tre match giocati, in cui Evans&co. non hanno mai dato l’impressione di poter tenere il ritmo degli avversari. Dodici delle prossime 14 gare saranno giocate in casa: i tifosi aspettano ancora il primo sorriso, in una stagione che forse, ancora una volta, ne vedrà pochi.
Michele Di Terlizzi