San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 120-111 (2-0)
Se gara-1 aveva visto gli Spurs rimontare nell’ultimo quarto i Thunder grazie ad una magistrale prova di Manu Ginobili, game-2 è stato invece la più chiara dimostrazione di tutta l’eleganza del gioco di San Antonio, che ha saputo eseguire al meglio ogni cosa lasciando per la seconda volta di fila l’amaro in bocca a coach Brooks e i suoi ragazzi. Oklahoma questa volta non entra mai in partita, inseguendo dal primo all’ultimo minuto una squadra che ha saputo trovare nell’impeccabile Parker (34 punti con un ottimo 16 su 21 dal campo) la perfetta conclusione della fluidità e facilità offensiva redatta dallo staff tecnico texano. Non solo, dietro all’ex “Mr.Longoria” c’è anche un’altra convincente prova di “Manu Mania” (20 punti), tutta la grinta di Leonard e l’imprevedibilità di Green. Duncan dal canto suo tira invece piuttosto male, ma continua a seminare il panico con le sue “rollate” a canestro, su cui Ibaka e Perkins devono ancora tanto imparare. Lascia quindi molti punti interrogativi la difesa ospite, impotente è vero alla furia del play francese, ma che pure nelle normali rotazioni si è spesso trovata a concedere wide-open shots e facili appoggi a canestro.
Popovich intanto continua a scoprire forze nuove dalla panchina e non è quindi casuale che le second units di casa abbiano impattato in modo ben più positivo che quelle avversarie, le cui cifre vanno a coincidere quasi del tutto con quelle del solo Harden. I Thunder non sembrano così avere la marcia giusta per tenere un intero passo gara sfruttando a pieno la propria rosa, faticando tantissimo senza le proprie stelle in campo anche solo nel costruire un tiro. In tal senso, i Big Three hanno sì messo assieme 88 punti grazie a qualche libertà in più rispetto alla prima partita, eppure Ibaka, pur svolgendo al meglio il ruolo da 4 nella rimonta durante il terzo quarto (quando gli Spurs erano volati sul +20), è stato allo stesso tempo poco palpabile come scorer, quasi impotente di fronte alle braccia di Duncan e di un volenteroso Diaw, così come in difficoltà d’altronde lo sono stati Sefolosha e il troppo falloso Perkins.
Parker si prende a mani basse l’MVP della serata, mentre San Antonio, con la tranquillità di chi sa esattamente cosa fare per non interrompere qui le 20W filate inanellate con tanta cura, si prepara alla duplice trasferta alla Energy Arena: miglior basket espresso, 31 vittore nelle ultime 33 gare ufficiali e un allenatore che persino sul +14 chiama timeout svegliando i suoi ragazzi, sembrano gli ingredienti per un proseguo della serie ben diverso da quello previsto. Pare insomma che questi Spurs siano ben più giovani di quanto si pensasse.
Michele Di Terlizzi