Dallas Mavericks-Oklahoma City Thunder 97-103 (0-4)
Era dal 1996, quando ancora si chiamavano Seattle Supersonics, che l’attuale team dei Thunder non chiudeva un serie con un pulito 4-0. A farne le spese, degli spenti Dallas Mavericks, che durante la stagione, nonostante un record non del tutto consistente, avevano invece fatto vedere come la corsa alla difesa del titolo non era impossibile. Il +13 di fine terzo periodo sembrava il segnale che si dovesse tornare a Dallas per chiudere i conti, eppure un James Harden in grandissimo spolvero offensivo ha permesso la rimonta nei 12 minuti conclusivi ipotecando la W finale con un’ultima penetrazione. Inutili le ottime prove di Nowitzki (34 punti) e di Kidd (16+8 assists) che nulla han potuto contro il fantastico trio, altalenante in questa serie, ma pur sempre cinico all’occorrenza e neanche troppo distante da quello degli Heat. Ora, però, arriverà un altro tipo squadra…Gallo o Kobe che sia.
Utah Jazz-San Antonio Spurs 90-102 (0-3)
Prosegue senza intoppi anche la cavalcata dei ragazzi di Gregg Popovich che, continuando a colpire senza patemi la difesa dei Jazz, ipotecano il 4-0 per ottenere un po’ di riposo prima di un secondo turno certamente più avvincente. La talentuosa e la solida difesa degli Spurs è davvero troppo per i coraggiosi avversari che, pur patendo fin dalle prime battute il duo Parker-Duncan, riesce persino a mettere timidamente la testa avanti sul finire della prima frazione di gioco, senza più però ritrovarla e anzi, cedendo ben presto una decina di lunghezze di vantaggio agli ospiti. Inutile l’ultimo tentativo di rientro di Utah, gli Spurs stringono la cinghia e affidano l’intera azione offensiva nelle mani di Tony Parker che non delude e mette da solo tutti e 12 i punti conclusivi per il proprio team. Finisce con la W nero-argento…e con tutta probabilità finisce qui anche ogni speranza Jazz.
Los Angeles Clippers-Memphis Grizzlies 87-86 (2-1)
Vittoria in rimonta per i Clippers, che guidati da un Chris Paul versione MVP (24+11 assists) vincono tra le mura amiche, infiammando il pubblico casalingo che da anni non vedeva i propri beniamini così competitivi. Memphis non gioca una grande partita, con Gasol e Randolph in scarsa vena realizzativa è Rudy Gay a portare sulle spalle fino all’ultimo secondo le speranze ospiti, che si spengono però sul ferro proprio a causa di un errore dello stesso Gay. Gara-4 si prospetta una sfida all’ultimo colpo, ma, pur con un Griffin nettamente inferiore ai livelli di Regular Season, i Grizzlies non dispongono di giocatori come Evans e CP3 che, al momento, paiono proprio la chiave di volta per superare il turno.
Orlando Magic-Indiana Pacers 99-101 d.t.s. (1-3)
Si chiude infine male la seconda gara all’Amway Center di Orlando, dove i padroni di casa non riescono come in gara-3 ad incidere a sufficienza, bloccati sul perimetro da un’intelligente difesa Pacers, ben spalleggiata dall’ottima giornata del duo West-Hibbert (40 punti). I Magic faticano a trovare spazi, continuano a subire l’assenza di Howard sotto i tabelloni e nemmeno la nomina di Andersen a MIP (giocatore più migliorato dell’anno) riesce a risollevare il team della Florida. Due liberi di George Hill a 2.2” dal termine del primo ed unico overtime lasciano a Orlando la chance di ritornare ad Indiana sul 2-2, ma la perfetta difesa su Redick e Nelson chiude le strade ad un tiro dalla lunga, cosicchè Davis (che con 20 punti di media si conferma comunque il migliore dei suoi) è costretto ad un difficile fade-away troppo corto per guadagnare altri 5 minuti supplementari. I Pacers tirano un sospiro di sollievo dopo un quarto periodo pieno di regali agli avversari, mentre per i Magic ora si complica tutto. Forse addirittura irrimediabilmente.
Michele Di Terlizzi