Se Toronto scende in campo con Magloire Gray Carter A.Jhonson e soprattutto gioca contro i Lakers non dovrebbe esserci partita invece NO. Chi è la causa di tale stranezza?
Al momento (anno?) di transizione dei GialloViola?
Al folle calendario?
A Casey che si sta cimentando nell’impresa di rendere i Raptors una squadra con un senso logico?
Andiamo per gradi. I Lakers sono in un momento che definire difficile è riduttivo, forse per la poca abitudine ad arrancare, a navigare a vista senza troppe ambizioni. Non è il caso di nascondersi, questo è uno di quegl’anni dove la prima squadra di Los Angeles potrebbe non essere Kobe&Company e questo fa riflettere sia quanto siano cresciuti i Clippers sia quanto i Lakers siano rimasti a guardare in tutti i sensi. Si parte con la telenovela CP3 che alla fine vola alla corte di Del Negro, questa soap lascia un Gasol con la testa tra le nuvole e costringe la società a cedere Lamar Odom investito da una crisi esistenziale per essere stato inserito nella trade. Tutto questo ha reso i Lakers una squadra più debole e soprattutto più vulnerabile dove il solito Bryant e il buon Bynum cercano di tenere in piedi il tutto.
La follia di questo calendario è evidente, si viaggia alla media di 3 anche 4 partite a settimana per le squadre, contento Stern contente le televisioni, meno contenti i giocatori e gli appassionati di basket che spesso sono costretti a vedere spettacoli al limite dell’imbarazzante. Per non parlare degli infortuni che con questi ritmi stanno colpendo un pò tutti. Alla fine business is business quindi bisogna accontentarsi.
Dwane Casey fino allo scorso anno assistant coach ai campioni in carica dei Dallas Mavericks e chiamato alla sua prima da Head Coach con una franchigia NBA. Chiamato per la sua esperienze, in grado di capire fin da subito come usare Andrea Bargnani (da ala grande cosa che Triano e Mitchell non hanno capito tutt’ora) e cercando di dare a questi Raptors un identità, cosa che negli scorsi anni era sicuramente mancata. La prima cosa che Casey ha voluto inculcare in questi giocatori è la fase difensiva, che sicuramente è l’aspetto più evoluto di questi nuovi Raptors, mentre con la fase offensiva siamo ancora molto indietro. Già l’aver capito che bisognava affiancare al Mago un centro puro è stato un bel passo avanti, Magloire Gray non sono di certo Tyson Chandler o Marc Gasol ma questo era quello che si poteva permettere Toronto senza dimenticare la difficoltà di convincere giocatori di tale calibro a trasferirsi in Canada.
I limiti offensivi si stanno vedendo ancor più nitidamente in questo periodo dove Bargnani è out causa infortunio al polpaccio che lo dovrebbe tenere lontano dal campo ancora qualche settimana, De Rozan che dovrebbe essere la seconda opzione offensiva sicuramente non ha nelle mani quel talento che possa far andare avanti una franchigia in NBA, giocatore che non tiro da fuori ed è scarso anche nel costruirselo il tiro. Infatti contro i Lakers a tener su la baracca ci ha pensato jose Calderon che se difendesse un minimo sarebbe tutt’altro giocatore. Il lavoro di Casey continua la strada intrapresa sembra quella giusta ora bisogna solo sperare che Bargnani non si faccia più male e che Colangelo in futuro riesca a portare in Canada gente congeniale alo sistema Casey.
Ps. Piccola nota a margine, arbitri fiscalissimi nel fischiare infrazione dei 5 sec nell’ultima azione dei Raptors, a parti invertite non sarebbe mai successo
Toronto: Calderon 30, Kleiza 15, Barbosa 12.
LA Lakers: Bryant 27 ,Gasol 16, Bynum 14.
Sabatino Fantauzzi @Sabatino88