Analizzare la Southeast Division è come fare uno spaccato dell’intera NBA. Al suo interno si trovano tutti gli esempi possibili di squadre e aspettative per la stagione che sta finalmente per aprirsi dopo i patimenti estivi. Dalla contender, alla lottery team. Dalla squadra da sicuro primo turno play off e nulla più, a quella che non si accontenterebbe di un risultato del genere. Concludendo con l’immancabile roster pullulante di giovane talento, con tante speranze future, ma nessuna certezza presente.
Probabilmente la Southeast è stata la Division con meno stravolgimenti di mercato. Anzi, si può tranquillamente affermare che tutto ha ruotato attorno alla possibile partenza da Orlando di Dwight Howard, movimento che per il momento sembra solamente congelato, in quanto i Magic non sembrano per nulla intenzionati a ripetere quello che già in passato è successo: lo smacco di perdere Shaq senza contropartita nell’estate ’95 è un fantasma che ha agitato i sonni della proprietà dei vicini di Disneyworld.
Il vincitore della Division è quanto mai scontato, e non sto nemmeno a dilungarmi troppo. Passo ad analizzare singolarmente i roster e le aspettative per la stagione mutilata dal Lockout.
MIAMI HEAT: inutile girarci intorno, se gli Heat non portano a casa l’anello neppure quest’anno, i malumori arriveranno come uno tsunami sulle coste della Florida. La vittoria della Division non è nemmeno in discussione. L’approdo alle Finals è probabilmente l’ostacolo più ostico da superare in una stagione in cui sembrerebbe che l’asse NBA si sia spostato definitivamente verso Oriente, con le due contender più accreditate, Miami e Chicago, pronte a scornarsi al penultimo atto stagionale.
Le fiamme, dopo lo stravolgimento della passata estate e lo smacco delle Finali perse contro Dallas, hanno pensato solamente a cesellare il cast di supporto ai Big Three. E’ arrivato uno dei migliori role player e uomini-squadra dell’intera Lega. Shan Battier sembra sia stato progettato per giocare in questa squadra: abnegazione difensiva, capacità cerebrale infinita di comprensione del gioco e una pericolosità dall’arco, che insieme al “gemello” Miller, lo fanno diventare un’arma veramente pericolosa.
L’unica grana da risolvere è sempre agli estremi del roster. Il backup nel ruolo di playmaker è affidato a Eddie House, giocatore amato da chi vi scrive, ma diciamo pure senza remore che non stiamo parlando di qualcuno che ha fatto propriamente della continuità e dell’affidabilità i suoi punti di forza (sempre partendo dal fatto che neppure Chalmers eccelle in queste categorie!). Sotto canestro mancano tanti centimetri e chili dopo il ritiro di Big Z e la mancata firma di Dampier. L’arrivo di Eddie Curry mette un po’ di pepe e di curiosità: qui a cm e, soprattutto, kg, stiamo messi bene. Il punto di domanda è se riuscirà a tornare in una forma accettabile per dimostrare di essere ancora in grado di portare il proprio piccolo contributo alla causa: nello specifico, 15 minuti di qualità e qualità almeno decente.
Gli Heat hanno deciso una settimana fa di rinnovare il contratto di coach Spoelstra, decisione alquanto criticata, per altre due stagioni, investendo la figura del giovane allenatore di una montagna di aspettative e responsabilità: sa che con il roster che si ritrova non ha possibilità di errore, o vincere o vincere. Punto. Nessun’altra possibilità è presa in considerazione.
Previsione: anello.
ORLANDO MAGIC: per descrivere la stagione che aspetta i Magic potrei scrivere un grande e grosso punto interrogativo e sbrigarmela così. Finché la prima palla a due ufficiale non sarà alzata, nessuno ha la certezza del fatto che Dwight Howard farà parte del roster di questa stagione. La querelle estiva è stata quasi più tormentata di quella che ha riguardato Cris Paul e gli Hornets. Solo che qui la soluzione è ancora lontana.
Semplificandomi il lavoro, vi parlerò dell’attuale roster, senza lanciarmi in improbabili voli pindarici su possibili stravolgimenti di mercato.
Orlando è una di quelle squadre sempre sull’orlo del precipizio, tra la stagione da sorpresa assoluta e una, invece, disastrosa. Il roster è di quelli da rispettare, completo, profondo, dotato di talento, esperienza. Niente da dire. Il taglio di Arenas via Amnesty Clause, non può che portare un po’ di serenità in una squadra che potrà tranquillamente sopperire al vuoto di talento lasciato da Agent Zero.
L’arrivo di Glen Davis, scambiato per il pariruolo Brendon Bass, non dovrebbe stravolgere gli equilibri, anche se credo che tra le due, chi ha portato a casa il pezzo migliore, sia proprio la franchigia della Florida. Ho ancora ben impresse nella memoria le serie di Playoff fra Boston e Orlando, e quanto D12 soffrisse Big Baby, nonostante centimetri e atletismo fossero del tutto a suo favore.
Dove può arrivare Orlando? Difficile dirlo, visto quanto la competitività ad Est è aumentata. La macchina dei Magic è oliata e più che mai organizzata, Van Gundy è un ottimo stratega, ma non scommetterei un soldo oltre un secondo turno quest’anno per Howard e compagni. Sempre che rimanga…
Previsione: fuori al secondo (primo?) turno.
ATLANTA HAWKS: in Georgia è sempre la stessa vecchia storia, da numerose stagioni ormai. La squadra è ok, il quintetto è competitivo, i playoff sono tranquillamente alla portata. Però c’è sempre quel retrogusto dolceamaro di incompiutezza. Come se mancasse un passettino per fare il salto di livello. Ormai è appurato che con questa squadra, si stappa lo champagne se si passa il primo turno (quest’anno neanche quello secondo me), niente più. Però la paura di rovinare un giochino che, in fondo, funziona è quello che blocca la proprietà degli Hawks dal lanciarsi in avventure di mercato ardite.
Probabilmente avrebbero più da perdere da uno stravolgimento della squadra, sicuramente per quel che riguarda il breve termine. Hanno avuto la possibilità di cambiare profondamente la scorsa estate, ma infaustamente hanno deciso di firmare Joe Johnson al massimo salariale, uno sproposito per quel che mi riguarda, tarpandosi le ali per qualsivoglia movimento futuro.
L’unico movimento di mercato degno di nota è stata la mancata rifirma del FA Jamal Crawford, finito in Oregon a portare il suo corposo bagaglio di punti in poco tempo ai TrailBlazers, e l’arrivo di Tracy McGrady, o, perlomeno, di quello che ne resta. Una bella scommessa, a dir la verità. L’hanno persa in tanti negli ultimi anni, ma le Aquile non si sono fatte scoraggiare e l’hanno firmato con un contratto quantomeno ridicolo dal punto finanziario: una scommessa che vale la pena di essere giocata a questo prezzo.
Punto interrogativo per il sottoscritto il passaggio di consegne in cabina di regia con l’investitura, quanto mai sicura, del terzo anno da Wake Forest, Jeff Teague come playmaker titolare. Esperienza non ne ha, doti di play making, pure. Servirebbe un uomo d’ordine, e in casa ce l’avrebbero pure, sotto le veci del quattrocchi da Kansas. Vedremo quale sarà la decisione finale.
Previsione: fuori al primo turno.
CHARLOTTE BOBCATS: qua siamo alle aste. Squadra da lottery se mai ce n’è stata una. Stanno cercando di rifondare (cosa poi?). MJ sta dimostrando doti dirigenziali pari alle mie di schiacciatore, con mosse di mercato al limite del paradossale, se non del ridicolo. Qualche giovane interessante ci sarebbe anche (le matricole Walker e Biyombo, Gerald Henderson), ma i Bobcats hanno tutta l’aria della classica squadra che difficilmente riuscirà a costruire qualcosa di credibile. La tipica realtà che non è in grado di attrarre un FA decente, se non strapagandolo, oppure mercenari in cerca solamente dei presidenti verdi per comprarsi il SUV nuovo fiammante. Altro esempio, Charlotte è il prototipo del team che con due scelte nelle prime dieci e riesce a scegliere due giocatori che ricoprono ruoli di cui il roster è già pieno a sufficienza, per intenderci.
Non c’è molto altro da dire.
Previsione: ci si gioca l’ultimo posto ad Est.
WASHINGTON WIZARDS: squadra in cui per far star tutto il talento acerbo e le buone speranze dentro il palazzo hanno dovuto soppalcare. Le carte ci sono tutte: un play (John Wall) prima scelta all’ultimo draft con un futuro scintillante davanti a se, che nella prima stagione ha espresso forse il 40% del suo potenziale. Un pivot (JaVale McGee) dai mezzi atletici a volte letteralmente imbarazzanti per appartiene alla sua stessa specie, che forse sta mostrando il 20% di quello che potrebbe dare. E poi tanto altro: il quintetto si completa con Nick Young, il più classico dei frombolieri da bassa classifica, Rashard Lewis, nobile decaduto, passato dal giocare finali a fare da chioccia a giovani di buone speranze, e David Blatche, il feticcio di chi scrive, giocatore che adoro, a cui manca solamente “un po’” di continuità per diventare un’AllStar a tutti gli effetti.
Dove può arrivare questa squadra? Difficile dirlo. Manca totalmente esperienza per poter puntare a quei Playoff che sono meno lontani di quanto si pensi: perché è si vero che la differenza con le squadre di vertice è imbarazzante e il 50% di vittorie sarà solamente un miraggio, ma se le cose girano come devono, se la possono pure giocare ad armi pari per quell’ottavo posto che avrebbe il gusto di una vittoria. Forse sono troppo ottimista, ma ci sarà pur qualcuno che deve puntare sui giovani, no?!
Previsioni: limbo tra l’ottava piazza e poco fuori dai Playoff.
Enrico Serra