Definiamola quella del riscatto, quella un po’ italiana, quella della fine di un’era vincente. Chiamiamola la division dei soliti noti (e dei soliti ignoti), chiamiamola ancora meglio la Division del cambiamento.
La Pacific Division si presenta all’inizio della cavalcata NBA come una di quelle con più spunti da analizzare. Partendo dallo scoppiettante mercato dei poveri Clippers che negli ultimi anni di soddisfazioni neache a pagarne, né sul campo né sul mercato. Passando per l’addio di Phil Jackson sulla panchina dei Lakers e l’ingresso nel magico mondo NBA di Ettore Messina come assistente allenatore del nuovo coach Mike Brown. Attraversando la baia di San Francisco dove forse assisteremo ad una nuova versione dei Warriors dopo quella di Don Nelson. Passeremo per l’Arizona dove la speranza di vincere, con Steve Nash, appare tramontata come il sole nel deserto per poi arrivare a Sacramento dove l’unica cosa importante sembra dove, come e quando costruire la nuova arena.
Queste le premesse ma vediamo cosa ci ha portato questo autunno interminabile. Tutti sappiamo di Chris Paul ai Clippers insieme a Chauncey Billups per fare del reparto guardie uno dei migliori dell’intera lega. Clippers che perdono Kaman e Chris Gordon ma acquisiscono il tiro dal perimento di Caron Butler. Per i Lakers, oltre ai cambi in panchina, si registra la partenza del sesto uomo dell’anno Lamar Odom che si è accasato a Dallas e l’arrivo di Kapono come tiratore. Per il resto pochissima roba, Golden State con il cambio di allenatore per costruire qualcosa di importante non nel brevissimo termine, per Phoenix la perdita di Vince Carter, salito sul carro dei vincitori in quel di Dallas e Sacramento con il più gelido zero assoluto.
Certo che tutto poteva essere diverso, molto diverso. Sarebbero stati altri Lakers se, per salvaguardare equilibri economici e chissà che cosa, la Lega non avesse impedito il passaggio di Chris Paul in gialloviola. Avremmo avuto il solito entusiasmo a Los Angeles sponda Lakers e la continua, interminabile maledizione sponda Clippers. Oggi ci ritroviamo con una squadra, quella dei Lakers, che è chiaramente in fase di transizione, quelle che tutte le squadre vincenti attraversano prima o poi. Sembra che tutto sia andato per il verso sbagliato, il mancato arrivo di Paul, quello di Howard dai Magic. Gasol che, già sulla porta di uscita, è dovuto rientrare e solo il tempo dirà con quali motivazioni. La mancanza assoluta di guardie a parte le 37 primavere di Fisher. E un Bryant che, guardandosi attorno, anche con un Bynum fragile fisicamente e ancora immaturo come giocatore, potrebbe tornare alle sue partite da 40 punti a sera. Le serate da “sistemo tutto io”.
E come nei peggiori incubi tra rivali cittadini, sembra che la nuvola nera sia passata da un cielo all’altro nella città degli angeli. Il sole sembra splendere nel regno dei Clippers. Un’arma a doppio taglio perché qui non si parla di vincere il titolo, si parla come obiettivo minimo di sfatare una maledizione durata troppi anni. Perché convincere quest’anno significa trovarsi in casa il miglior play della lega (ricordiamo che Paul il prossimo anno sarà free agent). Incroceranno le dita i tifosi dei Clippers dall’alto della campagna acquisti che li ha visti abbondantemente superare quella degli odiati cugini. Vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, oggi questo è il grosso dubbio. Mezzo vuoto, pensando che Butler arriva da un infortunio al ginocchio e che la panchina, a parte Billups e Butler, è poca cosa; il bicchiere diventa mezzo pieno se si pensa allo starting five con Paul, Griffin e DeAndre Jordan, un mix di talento, forza fisica e voglia di stupire.
Voglia di correre ne aveva tanta Phoenix fino a qualche anno fa. Con gente come Nash, Stoudemaire, Marion in squadra, sì, era giusto sperare che fosse la strada giusta. Piano piano i giocatori hanno lasciato l’Arizona ma poco è cambiato. Ci si chiede se anche quest’anno la strada maestra sarà correre, correre. E Nash? Non si sa con quale forma arriverà al debutto contro New Orleans, avendo giocato pochissimo durante l’estate e l’autunno. Vedremo se la scelta di rifirmare Grant Hill (39 anni) è stata una scelta più di campo che di spogliatoio. Capiremo se lo yoga e la guida di Hakeem Olajuwon abbiano fatto di Marcin Gortat un giocatore importante sotto canestro, tassello sempre mancante nei roster dei Suns. L’arrivo di Shannon Brown, Sebastian Telfair, e Ronnie Price però sembrano promettere tanta velocità. L’assenza di un tiratore alla Jason Richardson mancherà molto a Phoenix nonostante le buone qualità dei tiratori della squadra. Anche qui il pericolo è vedere Nash voler fare assist, punti..la stagione corta e la schiena del canadese non lo permetteranno di certo.
Tra Phoenix e Golden State c’è sempre stato un punto in comune: gioco veloce, tanti possessi, tanti punti fatti e subiti. A San Francisco la situazione sembra proprio essere cambiata. I Warriors potrebbero essere la squadra che più modificherà il suo gioco nell’intera NBA. Dalle dichiarazioni del nuovo coach Mark Jackson (1269 partite NBA in carriera) si capisce subito quanto il primo obiettivo sia costruire una mentalità difensiva ancor prima di quella offensiva. Allenamenti, da quanto dicono i diretti protagonisti, incentrati sulla difesa dove non importa quanti canestri segni ma quanti riesci a farne forzare all’avversario. Le statistiche della passata stagione parlano chiaro ( 105.7 la media dei punti concessi a partita la scorsa stagione) insieme all’indubbio talento dell’accoppiata Monta Ellis – Stephen Curry che coach Jackson, al suo primo anno da capo allenatore, spera di guidare al meglio.
Difesa o attacco, beh non dovrebbe essere questo il problema dei Sacramento Kings. Alle prese con infortuni, nell’esibizione con i Warriors di preaseson la squadra era priva di Hayes in attesa di risultati medici sul suo cuore, Salmons alle prese con problemi al quadricipite, DeMarcus Cousins con problemi alla caviglia e Evans con problemi al piede sinistro. I soliti ignoti di Sacramento sperano troppo nel talento di Evans, con un roster troppo mediocre per pensare di arrivare ai playoffs. Los Angeles e Sacramento distano 600 km…che la nuvola nera dei Clippers si sia definitivamente spostata a nord?
Le previsioni non possono che dare Lakers e Clippers nettamente in vantaggio su Phoenix, Golden State e Sacramento. Cosa ci riserverà il campo lo vedremo presto. Nel frattempo si può ipotizzare un arrivo tranquillo ai playoffs per le due di Los Angeles (azzardiamo un secondo turno per entrambe). Per Phoenix un difficile ottavo posto nella conference. Per Warriors e Kings un arrivederci alla prossima volta.
Anche per noi..alla prossima.
Riccardo Rocchi