Ogni tanto fa bene vedersi un po’ di Ginobili…e fa bene anche vedersi una signora partita di regular season, tra due squadre che in 82 incontri si fronteggeranno solo due volte e che, senza alcun dubbio, puntano ad arrivare fino in fondo. Due squadre in qualche modo simili, che fanno del sistema difensivo la loro grande forza, del pick&roll in transizione e del gioco a due in generale la loro fonte di gioco principale. Poi a prescindere da tutto quello che giochi e dalle lavagnette sporche di pennarello tanto dipende dagli interpreti ed in campo stanotte all’At&t Center ce ne erano di buoni, tanto per usare un eufemismo.
Andando a vedere la situazione delle singole squadre: San Antonio è in un momento a dir poco brillante, con 10 vittorie in fila che hanno portato i texani al primo posto nella Western Conference. La grandezza di un coach la vedi anche dal fatto che è disposto a cambiare il suo modo di giocare a seconda del materiale a disposizione; l’ormai totale maturazione dell’enfant terrible Parker, la leadership più che acquisita di Ginobili, e gli anni che passano per Duncan hanno fatto si che gli Spurs cerchino di giocare molto più contropiede e transizione, con la palla costantemente in mano all’argentino e al francese nei momenti decisivi del match e con Popovich che praticamente mai lascia i due d’area FIBA contemporaneamente fuori dal parquet.
Orlando invece è sempre ai vertici dell’East, con il suo sistema che l’ha portata a giocarsi la finale di due anni fa contro i Lakers, ma con un Howard che sta facendo ulteriori progressi ed un Reddick che da qui a fine stagione potrà solo migliorare.
La partita è equilibratissima per tutti e 48 i minuti, ma negli ultimi 20 si è fatto sul serio davvero: una fisicità e contatti che non ti aspetti di vedere a novembre e le facce dei giocatori la dicevano lunga sulla voglia che tutti a quel punto avevano di portare a casa la vittoria, una di quelle che ne vale 2 o 3 di W. Partiamo proprio dalla fine del terzo quarto, in cui i Magic chiudono alla grande con Pietrus che in transizione (tanto per cambiare) mette la tripla del 76-72.
Nell’ultimo quarto Popovich tira fuori l’asso nella manica: aprite le orecchie, Matt Bonner, in questo sistema, sposta…eccome se sposta. Da secondo lungo chiude i pick & roll sia su lato forte che su lato debole a meraviglia, si fa trovare con i piedi sempre fuori dall’arco dei 3 punti e la velocità di rilascio garantisce un sicuro vantaggio all’attacco: anche in una squadra come Orlando, in cui i 4 sono atipici (Lewis) o comunque molto dinamici (Bass) questi se aiutano dentro l’area non fanno in tempo a recuperare sull’ex Florida; se rimangono a contatto con Bonner, l’area è inevitabilmente libera e con Parker a girare l’angolo del blocco è un mezzo suicidio. Poi il “rosso” di San Antonio è in una di quelle serate in cui è veramente infallibile, 4su4 da dove vale 3, e due di fila proprio nell’ultimo periodo, a cui si devono aggiungere quelle di Jefferson e Parker, in un momento in cui gli Spurs sono letteralmente irresistibili nella metà campo offensiva. I Magic restano a contatto grazie ad un canestro immaginifico di Carter che nell’occasione si fa anche male e non rientrerà più; con la tripla di Lewis trovano addirittura il vantaggio sul 95-94.
A quel punto si mette in proprio Manu, prima la tripla raccogliendo da destra, poi la mano che devia il pallone sulla penetrazione di Nelson, con l’arancia che sbatte sul tacco proprio di quest’ultimo, tra l’altro il tutto in una di quelle sessioni difensive degli Spurs che ti fanno amare questo gioco. Infine l’argentino chiude la partita con un canestro e fallo d’autore, prendendo spazio alla Bodiroga, va a destra dove lo manda la difesa ma batte l’aiuto di Howard sul tempo con un arresto e rilascio rapido con la sola sinistra che in pochi su questa terra si possono permettere di fare.
E così San Antonio va per l’11 di fila, ma Orlando esce a testa alta sapendo però che serve un’altra difesa sul pallone da parte di Nelson e Reddick se si vuole fare un passo avanti decisivo e diventare una squadra da titolo.
Gianluca Frontani