Boozer chi? Un quesito che ironicamente si staranno ponendo in tanti nella fredda Salt Lake City. L’inizio di stagione di Millsap ha aiutato a cospargere a macchia d’olio questo interrogativo; il buon Paul fino ad ora è una delle maggiori sorprese di questa stagione, aldilà dei 22 e 9 ad allacciata di scarpe è il 61% dal campo a mettere paura, anche se su queste cifre c’è lo zampino del solito sospetto in maglia numero 8. Tanti occhi, comunque, iniziano ad essere puntati sul nuovo dynamic-duo dei Jazz. Il posto di contendente dei Lakers ad ovest è ancora da assegnare…che siano proprio loro?
Squadra in netta ascesa quella dell’immortale Sloan, 5 W in fila, tutte di carattere, in rimonta e ottenute con uno scarto medio di soli 3,8 punti. Di fronte nella sfida di stanotte i Thunder: back-to-back di quelli tosti, dopo la sconfitta con gli Spurs tra le mura amiche, appena 24 ore e subito all’Energy Solution Arena per riscattarsi. Nell’ultima sfida male Westbrook e Durant, ma l’allarme che lancia Scott Brooks è soprattutto difensivo: il miglior allenatore della scorsa stagione rimarca i tanti piccoli errori, specialmente in aiuto, che squadre di carisma capitalizzano spesso in due punti. I 106 concessi di media non ne sono la diretta dimostrazione, ma il modo in cui la maggior parte di questi vengono realizzati dagli avversari si.
Quando si entra in campo, però, tutte queste statistiche lasciano il tempo che trovano, e non resta che goderci una di quelle rare partite di regular season che promette spettacolo, intensità e chissà anche qualche spunto tecnico-tattico interessante che vada oltre la giocata dei singoli…in questo caso le promesse vengono ampiamente mantenute. Match bellissimo, che fornisce alcune convinzioni importanti su queste due squadre.
Partiamo da Oklahoma City: primi 20 minuti da dimenticare, soprattutto difensivamente, con forse ancora qualche ruggine della sera prima negli ingranaggi. Intensità non al massimo e poca testa negli aiuti e nelle rotazioni. Offensivamente si pagano i falli prematuri di Westbrook, ma all’intervallo la squadra è ampiamente in partita grazie al primo tempo principesco di Durant e ad un Ibaka in continuo miglioramento. Se il congolese continua ad aggiungere pezzi di basket a questo ritmo nel suo perfetto mosaico atletico-fisico, diventa davvero tosta per tutti. Non dimentichiamoci che stasera mancava Green e se Ibaka è questo nella metà campo offensiva più che il suo rimpiazzo può diventare la sua spalla, specialmente nei momenti in cui si decide la partita. Nel secondo tempo i Thunder decidono di difendere davvero, come raramente gli era capitato in questa stagione. Voglia di aiutarsi e abilità di recuperare e ruotare, grazie alle capacità atletiche dell’intero roster, quasi uniche al mondo. Durant gioca un secondo tempo mediocre, fortemente condizionato da Kirilenko e, in parte, da Miles: il russo in particolare negli ultimi minuti gli entra sotto pelle, costringendolo a un paio di forzature non da Kevin, tiri che vanno ampiamente corti. Detto questo, il classe ’88 rimane comunque il candidato numero uno a dominare la lega in un futuro molto vicino. Westbrook, che gioca con continuità la seconda metà di gara non più martoriato dai falli, supplisce alle carenze offensive di KD con le sue solite, impressionanti, accelerazioni e con un paio di arresti e tiro dalla media che possono cambiare la vita dei Thunder. Nel finale Durant chiude la gara ai liberi ed interrompe la serie di rimonte di Utah.
Passiamo a parlare proprio dei Jazz: dipendono tanto, forse troppo, da Deron Williams. Giocatore fantastico, unico nell’NBA contemporanea. Millsap e Jefferson vanno avanti con grandi cifre, la metà (abbondante?) delle quali però sono dovute proprio all’ex Illinois. Ad inizio ultimo quarto, nel momento di riposo del Derone, si nota come l’attacco dei mormoni sia come al solito un susseguirsi di tagli, blocchi e movimenti, i quali senza Williams a giostrare il pallone sembravano quasi fini a se stessi, e contro una difesa competente come quella che OKC ha messo in campo stanotte potrebbe non bastare. In quel momento sono arrivati due canestri tanto importanti quanto difficili di Miles, il quale è il candidato numero uno a gestire i palloni che scottano quando Williams è a sedere.
Non è un caso neanche che Utah abbia perso la partita sostanzialmente nel terzo quarto, quando l’8 ha deciso di “riposarsi in campo” in attesa del gran finale. L’attacco si è fermato del tutto e contro questo tipo di difesa fisica se giochi da fermo non hai una singola possibilità di vincere. Sono comunque convinto che possano crescere molto, non dimentichiamo che fermo ai box stasera oltre al solito Okur, che è comunque in via di rientro, c’era Raja Bell.
Partita bella, bella davvero, soprattutto perchè le due squadre hanno giocato esattamente secondo le loro caratteristiche, sfruttandole al meglio e dando spettacolo.
Gianluca Frontani