Klay Thompson è finalmente tornato in campo con la divisa dei Golden State Warriors dopo un’assenza durata quasi tre anni. La carriera dell’esterno di San Francisco si era interrotta bruscamente durante le finali NBA del 2019, un tempo lunghissimo che ha visto i profondi sconvolgimenti prodotti dalla pandemia modificare radicalmente il modo di affrontare la stagione regolare e messo in dubbio l’appeal dei “super team” assemblati con qualche scorciatoia per sbaragliare la concorrenza.
I Lakers di Lebron James faticano a trovare una credibile identità tecnica e nella Eastern Conference i Brooklyn Nets continuano a cavalcare preoccupanti alti e bassi. Kevin Durant è stato costretto agli straordinari nelle prime 40 partite e quando la situazione dei contagi ha imposto una serie di protocolli di sicurezza riducendo il roster ai minimi termini, la squadra è stata costretta a richiamare Kyre Irving.
In questo momento storico poche franchigie riescono a mantenere elevato il rendimento sul campo e gestire in modo impeccabile il parco giocatori. I ‘lacustri’ hanno beneficiato del primo stop per il Covid e la lunga sospensione del campionato del 2020 perché ha permesso di arrivare ai playoff nella bolla di Orlando con la premiata ditta James-Davis al massimo delle potenzialità fisiche. La vittoria del titolo 2020 ha presentato subito il rovescio della medaglia perché a causa di una pausa tra i calendari troppo breve, i gialloviola si sono sgretolati al primo turno dopo un’annata sostanzialmente incolore. Lo stesso copione si sta ripetendo quest’anno, Russell Westbrook non si è ancora integrato con i compagni e la poca freschezza del roster sta trascinando i Lakers verso zone poco nobili della classifica. Anche i Boston Celtics sono arrivati fino alle finali di Conference nello stesso anno ma poi sono implosi e sono stati costretti a operare cambi in panchina e all’interno della dirigenza per voltare pagina. Persino Miami ha pagato dazio con un 2021 incolore mentre si affermavano proprio quei Milwaukee Bucks che gli Heat sembravano aver definitivamente relegato allo scomodo ruolo di perdenti di successo. Giannis Antetokounmpo ha completamente stravolto la sua narrativa tecnica e ha condotto di peso i compagni all’anello.
Nel frattempo si sono affermati i Phoenix Suns di Chris Paul (classe 1982) che ha trascinato una squadra che non era certamente abituata a giocare nei playoff in una delle più serie candidate per il titolo. In questa annata stanno emergendo I Memphis Grizzlies che possono disporre di un talento nettamente sopra media (Ja Morant, Jaren Jackson Jr., Dillon Brooks..) e di una chimica di squadra che oggi non ha forse rivali in tutta la lega. Memphis gioca senza ego, ha stelle molto giovani che sono più interessate alle vittorie che alle statistiche personali. Gli Atlanta Hawks sembrano andare nella direzione opposta: a uno smisurato potenziale offensivo non riescono ad aggiungere il minimo sindacale di difesa e gli “spifferi” in spogliatoio lasciano immaginare rapporti complicati tra le stelle del roster. Solo pochi mesi fa Atlanta sembrava una delle compagini più promettenti della NBA dopo un esaltante cavalcata ai playoff.
Se ci allontaniamo dalle isole felici di Denver e di Utah (frenate dalla sfortuna e dagli infortuni negli ultimi due anni) l’intera Western Conference sembra sul principio di una rivoluzione copernicana. I Clippers hanno faticato a trovare un equilibrio tra Kawhi Leonard e il resto del roster: lo spogliatoio non ha retto la prova della bolla di Orlando e per risolvere la situazione è intervenuto provvidenzialmente Tyronn Lue che ha progressivamente infuso schemi di gioco e identità luciferina. La squadra resta in lizza per arrivare fino in fondo nel caso di un rientro ‘lampo’ di Kawhi ma allo stato attuale agganciare il treno dei Playoff sembra l’unica certezza.
La scintillante stagione degli Warriors è forse il manifesto ideale della situazione attuale: una stella assoluta (ovviamente Steph Curry) e una serie di straordinari giocatori di ruolo capitanati da Draymond Green e dal rinato Andrew Wiggins. Mai come in questo momento il talento e la concentrazione di numerosi giocatori di livello accatastati alla rinfusa sta mostrando i suoi limiti. Siamo di fronte a un trend innescato dalla pandemia o di una precisa evoluzione del gioco e dei suoi interpreti?
Stay tuned…..