Ho aspettato a lungo a scrivere questo post perché ero certo che sarebbero arrivate le scuse ufficiali. D’altronde di fronte a tanta “ignoranza” era chiaro che qualcuno avrebbe consigliato il sig. Massimo Gritti, Direttore Sportivo della Blu Basket Treviglio di farlo.
Ma ricapitoliamo. Domenica sera si sta giocando Napoli-Juve di serie A di calcio. Ad un certo punto della serata sulla pagina FB personale di Gritti compare questo post:
Oggi, lunedì verso l’ora di pranzo arriva il comunicato della Fip che annuncia la mossa della Procura Federale:
“La Procura Federale ha aperto un’indagine in merito alle parole di Massimo Gritti (Direttore Sportivo della società Remer Treviglio) pubblicate attraverso un post sulla pagina personale Facebook. Tali parole, riferite a fatti accaduti durante la gara di Serie A di calcio Napoli-Juventus, contengono espressioni di grave discriminazione territoriale.
L’indagine coinvolge anche il Consigliere Federale, Marco Tajana, che ha messo “mi piace” al post social di Gritti.
Ufficio Stampa Fip”
Già perché Marco Tajana è Presidente della società di Legnano. Poi nel pomeriggio sempre di oggi ecco il post di scuse di Gritti:
Già il bar. Alzi la mano chi di noi al bar parlando di qualunque cosa lo appassioni non ha usato termini forti o espressioni di cui poi si è pentito un attimo dopo averlo fatto….Le mie mani sono giù tutte e due, ma per fortuna non sono razzista nemmeno nelle mie più bieche espressioni calcistiche o politiche. Vorrei far notare che qui c’è l’aggravante del ruolo e dello strumento usato per esprimere i “sentimenti di pancia da tifoso”.
Perché Massimo Gritti lavora nel mondo dello sport, non era al bar, e se anche lo era ha pensato quelle cose ed ha preso in mano il telefono o il computer ed ha scritto dunque ha avuto il tempo per moderare i suoi sentimenti di pancia da tifoso. Ha avuto il tempo di pensare se farlo o meno. Ed ha scelto di farlo. Francamente da un dirigente sportivo è inaccettabile. Ed anche Marco Tajana, Presidente di Legnano, dovrebbe rendere conto di quel “mi piace” forse ancora meno accettabile del post di un direttore sportivo perché ancora più ragionato.
Ora c’è da sperare che la giustizia sportiva faccia il suo corso fino in fondo senza sconti.
Eduardo Lubrano