Roma, 10 maggio 2018 – Alla fine di ogni anno, puntuale come la morte e le tasse, arriva il consueto “riassuntone” di come possa essere andata questa mefitica stagione virtussina (ops, scusate, ho già detto il nome dell’assassino dopo poche righe del racconto giallo…), la 58^ della sua storia dalla fondazione, la 18^ dell’Era Toti.
Chi mi segue da tempo sulle colonne di All-Around.net, con costante pervicacia masochistica, avrà già capito cosa possa mai pensare il sottoscritto di quest’annata 2017-18. E facendo leva a tutto il vocabolario della lingua italiana in riferimento ai sinomi ed ai contrari, sarò come sempre diretto: difficile riuscire a far peggio sportivamente parlando ma sempre stante le coordinate di partenza. Due anni fa, i Playout vinti all’ultimo respiro vs Omegna furono accolti con positività, ad esempio.
Di peggio dicevo ci sarebbe stata la retrocessione in B ma, come Voi ben sapete, “…Al meglio come al peggio non c’è mai fine!”, e se comunque fosse accaduto, sarebbe stata fantascienza viste le avversarie, da Roseto a Napoli. E’ vero che questa Virtus Roma 2017-18 più di una volta ha mostrato i suoi limiti, specialmente fuori casa, ficcandosi anche da sola nei casini più incredibili ma retrocedere sarebbe stata una cosa intollerabile anche tecnicamente, siamo onesti!!

Il team Virtus Roma con Corbani ad inizio stagione by Masi
Ma che sarebbe stata un’annata complicata, lontana parente della precedente con la Bum Bum Virtus degli Anthony Raffa e John Brown ad esaltare ritmo e corsa, lo avevo subudorato sin dall’allontanamento di Simone Giofrè in estate (uno dei soliti coup de foudre della gestione Toti), e la sostituzione con Paolo Ronci nella stanza dei bottoni e che avrebbe avuto dopo, ma parecchio dopo, Valerio Spinelli come GM. In campo poi, nell’ultimo match prima del via in settembre, all’HSC vs la Cuore Napoli Basket, avevo solo ammirato un ottimo Aaron Thomas nelle sue movenze ed atletismo. Per il resto un roster quasi identico per 6/10 ma indietro fisicamente, con un Lee Roberts un pò appesantito ma efficace in area ed un coach Corbani un pò in difficoltà: anche lui “vedeva” la differenza rispetto allo scorso anno, eccome se la vedeva. Glielo si leggeva negli occhi a fine gara ma era fiducioso sul fatto che avrebbe raddrizzato la barca in corsa.
Niente di più sbagliato, l’esonero di Corbani dopo la cocente sconfitta in casa vs Rieti rafforzò la mia sensazione che sarebbe stata un’annata molto difficile ma da quì a pensare ai Playout…Il resto lo conoscete bene tutti: l’arrivo di coach Luca Bechi e la ripresa positiva, con la vittoria sotto l’albero di Natale vs l’Eurobasket che però si esauriva lentamente nella ridda di voci e controvoci provenienti da un roster che, orfano del padre putativo Corbani, faceva fatica ad adattarsi alle idee del coach toscano che vedeva nel duo americano i principali realizzatori e catalizzatori in squadra: invidia e gelosia a go-go!
Eppoi lo sfratto dall’HSC come sede designata a febbraio come una doccia fredda, il secondo esonero in panchina con l’arrivo di Piero Bucchi al posto del povero Luca Bechi e la beffa numerica del -9 a fil di sirena nel derby di ritorno in una gara di una rara bruttezza, persa con merito e che avrebbe poi condannato la Virtus ai Playout e non alla salvezza diretta.

Luca Bechi ed il team Virtus Roma by Masi
E non considero i 34 punti di penalizzazione alla Viola Reggio Calabria come un evento che avrebbe potuto cambiare più di tanto il corso degli eventi: si sarebbero giocati i Playout comunque solo che vs Piacenza. E non vado oltre su come sarebbe potuta poi andare vs la perdente di Eurobasket e Bergamo, altro match Playout con Napoli ovviamente retrocessa, la cartomanzia non mi appartiene anche se non nego che un Playout da pura salvezza tra le due romane avrebbe avuto dell’epico in un’iperbole squisitamente negativa: ghiotta occasione giornalistica ma il ricorso agli ansiolitici, ne vogliamo parlare?
Annata quindi brutta, pessima direi che comunque mette in chiaro alcune cose.
La prima è di natura squisitamente tecnica e generale e si proietta al futuro. Molto difficilmente in serie A2 le squadre che si rinnovano poco o molto poco si confermano l’anno seguente per poter vincere il campionato. Ad esempio, osservate la griglia dei quarti dei Playoffs 2018 pronti a partire in questi giorni dopo gli ottavi: solo Casale è passata dallo scontro vs il girone Est, quindi riconfermare in toto il roster ad Ovest non è sinonimo di vittoria ma di buona partecipazione e basta. E non voglio neanche scrivere che ad Est il torneo sia più difficile, basta vedere il livello tecnico medio per accorgersene.
In questo la Virtus Roma ha ecceduto in zelo: lo scorso anno Ferentino, Trapani, Scafati ed Agrigento avevano fatto male dopo una buona annata 2015-16 (Agrigento e Trapani ai PO fecero solo una comparsata, Scafati addirittura vinse le F8 di Coppa Italia per poi salvarsi a stento l’anno dopo tra sofferenze indicibili…), e dopo aver confermato gran parte del roster della stagione precedente. La Virtus ha voluto “andare oltre”, Playout dopo una buonissima annata condita con Playoffs!!?!? Occhio dunque a confermare tout-court il roster: se lo si fa, lo si fa per pura e leggittima voglia di partecipare, per vincere ci vuole ben altro altrimenti si rischia il contrario. Ma per rivoluzionare un roster ci vogliono i soldi e considerando che nessuna società di basket in A2 si sogna di programmare un serio piano di marketing affinchè aumentino le entrate non solo dagli sponsor o dal botteghino, occorre una iniezione di liquidità densa, almeno 500K Euro per poter puntare al vertice, se non oltre.
La seconda dunque è un misto sulla base di questo pensiero oppure giudicatela Voi come preferite.
Da diversi giorni sono uscite delle notizie circa l’ingresso di una società denominata “Be Consulting” frutto del lavoro di Paolo Ronci, che affiancherebbe la Famiglia Toti nella conduzione del club. Un passo epocale per le abitudini/attitudini del proprietario del club capitolino. Positivo? Tutti dicono di sì. Questa società porterebbe capitali freschi per apportare le modifiche essenziali per puntare alla A1 sin dalla prossima stagione 2018-19 perchè, sempre dalla prossima stagione, le promozioni saranno ben 3 in A1 (con anche 5 retrocessioni però…). Però illazioni, niente ancora di concreto e di ufficiale.
Ma….Ebbene sì, c’è un “Ma” che pochi hanno considerato. Cioè che la parte tecnica-agonistica rimarrebbe nelle mani dell’Ing. Toti e di conseguenza ai suoi ben risaputi e conosciuti “sbalzi umorali”. Ok, si parla di “condivisione” in questo campo di scelte con la succitata azienda in quanto esisterebbe un C.D’A. ma per il rispetto che si deve all’intelligenza del sottoscritto – per non dire di chi legge – con quale perizia tecnica una società di consulting potrebbe capire se riconfermare o meno Aristide Landi, solo per citarne uno a caso? Piero Bucchi, garanzia di qualità in panchina, chi lo trattiene a Roma? Ed infine, chi può costruire un roster se non l’attuale GM, Valerio Spinelli? Quindi, a dirla tutta e con chiarezza, non credo che nel breve le cose possano cambiare più tanto.
Aggiungiamo infine che la creazione della tensostruttura da 2.000 posti alla Nuova Fiera di Roma, in compartecipazione con Eurobasket e la società di volley, quanto porterebbe alle casse virtussine in termini d’incasso? Cifre minime, non certo quanto porterebbe un impianto da almeno il doppio, se non il triplo di posti, come hanno piazze come Trieste, Verona o Bologna più o meno, a patto poi di riempirlo in ogni gara ma lì è un discorso a parte.
Per questa ragione mi appello alla prudenza, purtroppo in passato l’Ing. Toti ha spesso disatteso dichiarazioni e buone intenzioni con risultati sul campo che tutti conosciamo. Dare ulteriore fiducia? Forse, anche perchè in questo sfigatissimo mondo del basket italico, non c’è certo la fila per rilevare la proprietà della Virtus. In Italia abbiamo un rapporto molto perverso con lo sport, sia essa la pratica che soprattutto la possibilità/capacità di generare soldi attraverso le società professionistiche sportive, capacità che per Noi è ai minimi sindacali, questo è certo. Ma che l’Ing. Toti e la sua Famiglia abbiano una tendenza al cambio d’idea abbastanza frequente, non sono certo io a scoprirlo.
Per questa ragione ho scritto con determinazione e forza da Febbraio scorso che debba lasciare la società, avendo per l’ennesima volta disatteso le aspettative ma soprattutto ed aldilà di tutto, perchè son passati 3 anni dalla clamorosa autoretrocessione e non c’è stato nessun colpo di reni eccetto la bella scorsa stagione; nessun colpo d’orgoglio eccetto la scelta salvifica di Piero Bucchi; nessuna vaga idea, se non questo accordo con la Be Consulting all’orizzonte, che faccia pensare ad un’inversione di marcia con un progetto concreto, valido, serio di rilancio della Virtus Roma e del basket in una città che ha una popolazione sconfinata di praticanti e che attende solo di essere incentivato, stimolato e quindi accolto al meglio, non al minimo od addirittura al peggio delle proprie possibilità!
Quale futuro allora? Siamo alle solite. Il passato ed il recente presente non mi permettono di vedere rosa, anzi.
La presenza della Famiglia Toti ancora al comando della Virtus Roma m’inquieta, ribadisco che la loro presenza sia sinonimo di confusione certa nell’immediato ma attendo i prossimi passi, ufficiali, per capire cosa ne sarà dell’Urbe per il prossimo anno. Intanto un bel respiro lungo e profondo, pericolo scampato ma quanto durerà?
Fabrizio Noto/FRED