Roma, 29 aprile 2018 – Palazzetto dello sport di Roma, ore 20:35 di oggi. Sono appena uscito dalla consueta sudaticcia ed appiccicosa sala stampa nel post-match Virtus Roma vs Roseto Sharks, valevole come Gara1 di questo castigo di Dio denominato Playout (se vinci sei salvo, se perdi continui a penare), e sto sudando ancora come fossi uno sherpa che indossa tutto quanto occorra per la scalata al K2. Meno male che finito questo supplizio, speriamo già da giovedì 3 maggio sera dopo l’esito di Gara2 in quel di Roseto, verrà chiuso e ristrutturato a norma vigenti, questa sorta di piccolo tempio del basket romano. Ideato e progettato nel 1956 dall’architetto Annibale Vitellozzi e dall’ingegnere Pier Luigi Nervi, e realizzato tra il 1956 e il 1957 quale impianto destinato ad accogliere alcuni eventi dei XVII giochi olimpici di Roma, è divenuto freddissimo quando fa freddo e caldissimo quando fa caldo, molto simile ad un supplizio di Tantalo molto ma molto in piccolo, senza poi citare le penose condizioni della Tribuna stampa.
Sono appena uscito, dicevo, dal Palazzetto e scorgo in alto alla mia sinistra, quasi sopra lo Stadio Falminio, una bellissima, fantastica, troneggiante luna piena. E penso, istintivamente “…Non sirà mica un presagio di fortuna per le sorti di questa Virtus Roma così scarcagnata?”
Ed allora ripenso alla gara di questa sera, ovvio. A come si sia dipanata affinchè consentisse all’Urbe di portare a casa un importantissima Gara1 per 91-83 ma soprattutto, quasi in una sorta di flashback cinematografico, ripenso alle tre cose che mi sono rimaste impresse nell’assistere ad una vittoria teoricamente attesa dal sottoscritto da parte della Virtus Roma, osservando attentamente cifre, caratteristiche delle squadre e condizione emotiva delle stesse ad oggi, per giocarla come faccio sempre, prima nella mia testa sforzandomi d’immaginare le rispettive mosse dei due coaches.
Prima cosa. Se la Virtus Roma vincerà questa Serie di Playout vs Roseto dovrà molto, se non quasi tutto, a coach Piero Bucchi. Andarlo ad intervistare fisicamente venerdì 27 scorso per la prima volta da quando ha accettato l’offerta, quasi disperata, del Presidente Toti di rilevare un Luca Bechi non più in sintonia con dirigenza e giocatori dopo il fattaccio dello sfratto dall’HSC, non solo mi ha confermato la statura professionale dell’allenatore ormai avvezzo ad ogni tipo di esperienza dopo essere passato indenne, anzi, quasi rafforzato da quel tritacarne che è l’Olimpia Milano (per non parlare di Brindisi…), ma mi ha dato le netta sensazione di essere così “preso” da questi Playout dal trasmettermi contemporaneamente fiducia ma anche una sana apprensione. Fiducia perchè ha usato le parole ed i termini giusti per trasmettere al sottoscritto di avere la situazione completamente sotto controllo riferendosi all’eccessiva emotività di un gruppo decisamente scosso dopo la pessima annata; apprensione perchè, nonostante mi abbia trasferito questo senso positivo di controllo, è riuscito a farmi capire che, da bravo professionista qual’è, non bisogna mai dare per scontato un risultato che vedeva oggi la Virtus Roma favorita vs Roseto: in parole povere una sorta di “fatti, non pugnette!” perchè alla fine le gare le devi sempre vincere avendo un punto in più del tuo avversario al 40′.
E dopo aver visto parlare in sala stampa il suo avversario in questo Playout, il coach di Roseto Emanuele Di Paolantonio, questa mia convinzione che la Virtus Roma abbia già mezzo Playout in tasca, aldilà dell’1-0 di questa sera, si è rafforzata. Ma quando scrivo questo, sia chiaro, non lo scrivo per offendere o mancare di rispetto al coach abruzzese il quale ha certamente dalla sua molte doti per poter guidare una squadra storica in un piazza competente come Roseto. Lo riporto solo infatti per evidenziare che avere in panchina anche un grande motivatore oltre che un ottimo coach come Bucchi, che durante tutta la gara ha incitato sempre i suoi Ragazzi aiutandoli, spronandoli oppure calmandoli quando qualcuno perdeva la bussola, ha un valore in più rispetto ad un coach avversario sicuramente all’altezza ma che deve ancora farsi le ossa. Questa sera i suoi giocatori han fatto, a mio avviso, il loro massimo in base alle loro caratteristiche tecnico-fisiche, alla fine Roseto è stata certamente per diverso tempo sul pezzo ma mai ha dato la sensazione di poter mettere le mani sul match. Anche quel bel parziale di 0-12 nel terzo periodo (dal 59-50 del 26′ sino al 59-62 del 28′), è parsa solo pura adrenalina, con quelle 4 triple a segno che tanto han ricordato le 4 triple della stessa Virtus Roma nel derby perso vs l’Eurobasket dell’8 aprile scorso. Isterica e poco lucida dire quel dì. Perchè poi, le successive triple di Thomas prima e Roberts dopo, seguite dal controparziale che di fatto ha consegnato la gara all’Urbe (72-62 al 32′), non sono dovute al caso bensì ad una sicurezza interiore che oggi diversi giocatori della Virtus avevano in sè, come Damièn Filloy, era proprio la sua tripla piedi a terra a dare quel +10 o come quella di Aristide Landi da 9 metri che ha chiuso i giochi: se non sei “sereno” dentro, quei tiri non li metti!
Seconda cosa. La coppia di americani in maglia Virtus ha realmente fatto la differenza oggi in questa Gara1, senza dimenticare un buono, buono buono Aristide Landi che ha scaldato la mano dopo un primo quarto un pò deludente, salvo poi prendersi la scena appunto con la tripla pazzesca dell’87-81 che chiudeva in ogni senso la porta in faccia a Roseto (alla fine 20 p.ti, 7 rimbalzi e 100% ai liberi pure per lui). Ripenso dunque non tanto ai comunque importantissimi 25 p.ti cadauno che i due colored han messo a referto, Thomas poi in doppia doppia (25 p.ti, 11 rimbalzi e ben 4 assist per un ottimo 33 di valutazione), e Roberts doppia doppia sfiorata (25 p.ti, 9 rimbalzi e 100% ai liberi per un 34 di valutazione), quanto ai salti in difesa a rimbalzo di un Aaron Thomas quasi tarantolato, strabordante nella sua fisicità contro un Andy Odige oscurato su i due lati del campo sia da lui che da Lee Roberts. E ripenso a chi lo criticava quest’inverno perchè schizzinoso, poco avvezzo alle relazioni o comunque poco allineato ad un presunto clima amicale che i giocatori della Virtus Roma dovrebbero avere by definition. Giù il cappello per questo ragazzo silenzioso e soprattutto preziosissimo in questo girone dell’Inferno, come anche Lee Roberts: che paura vederlo a terra, all’8′ di gioco, tenersi il ginocchio e accasciarsi a terra con una vera e propria smorfia di dolore su quel suo faccione nero, salvo poi rientrare in campo e condurre la nave in porto alla sua maniera, magari sbagliando anche qualche uno vs uno di troppo al ferro. Ok ma che dire allora di quella sua corsa in difesa contro Roberto Marulli per stopparlo all’atto di depositare il pallone nel cotone da parte del bravo play abruzzese? Sono queste le cose che fan vincere le partite, signori miei, altrochè!?!?!
Terza cosa. Voglio troppo bene cestisticamente a Capitan Maresca, lo stimo anche come uomo perchè quest’anno è stato per lui, come anche per gli altri, un anno durissimo e faticoso in termini di energie nervose, ma da lui, come da gente come Massimino Chessa o Davide Raucci, voglio e “pretendo” di più in gare come queste. Certo, ricordo bene ad esempio le ottime difese di Massimino fatte nel momento cruciale del match vs uno scatenato Marco Contento (18 p.ti stasera con un 50% da tre eccellente, l’aveva detto Piero di starci attenti), ma Chessa come gli altri, tutti gli altri, devono e possono dare di più e devono farlo a questo punto in Gara2. E’ logico che Di Paolantonio cercherà di sbarrare ancora di più la Via del Corso che questa sera Lee Roberts ha piacevolmente percorso verso il ferro abruzzese, agevolato da un Tommy Baldasso molto positivo (quasi chirurgico con i suoi 9 p.ti ma anche con i suoi 7 assist), ma anche perchè gli azzurri han veramente mal gestito le chiusure nel cuore della propria area come peggio non sarebbe stato possibile fare. Perciò è molto probabile che il giovane coach rosetano utilizzi meglio la difesa a zona oppure ordini ad i suoi di collassare, quanto più possibile, a protezione del ferro in Gara2. In quel caso proprio Capitan Maresca, Chessa e Raucci dovranno apportare molta più pericolosità alla difesa avversaria, specialmente l’ex-Fortitudo e Cantù deve entrare giovedì 3 maggio in questa Serie lasciando il segno.
Chiudo (sperando che non vi siate addormentati). Alla luce di quanto stasera, a mio avviso la Virtus Roma ha tutto per porter vincere anche Gara2 al PalaMaggetti di Roseto, gli Sharks visti questa sera hanno sicuramente un buonissimo Matt Carlino dalla loro come sapevamo (19 p.ti, 7 rimbalzi, 6 assist…Cosa dire di più?), ma di contro, se Andy Odige è quello visto questa sera in termini di mobilità e presenza fisica in area e se perdono la trebisonda come l’han persa stasera, occorre avere fiducia, tanta fiducia. Eppoi devesi pensare che, aldilà di tutto, gli abruzzesi potrebbero anche sfoderare la prova della vita giovedì 3 maggio ma questa Virtus Roma quasi sempre in controllo, sicura nonostante il margine non si sia mai dilatato oltre l’effimero +11 del terzo periodo e senza aver avuto un apporto totale e bilanciato in termini di punti da parte di tutti, appare superiore di stazza, di fisico ed oggi anche di testa grazie a Piero Bucchi, perchè allora non crederci in una bella vittoria in Gara2 che ponga fine alle sofferenze patite?
Ah, sempre augurandosi che la Famiglia Toti tolga, signorilmente ma civilmente, il disturbo.
Fabrizio Noto/FRED
vincere una sfida per niente facile in teoria ma che poi, andando avanti possesso dopo possesso
– non appena la temperatura esterna si alza come mai, a mia memoria, in questo ponte di fine aprile 2018, il Palazzetto ribolle il doppio del normale