Stefano Vidili lei si aspettava una Fiat Torino da una persa e da quattro vittorie in campionato e da una sconfitta e tre vittorie in Eurocup per un totale di 7 vittorie su 9 partite, cioè una squadra già così pronta?
“No. Debbo dire che io e tanti torinesi dell’ambiente del basket lo speravamo ma da questo ad essere così tanto avanti nella preparazione specie pensando al recente passato onestamente no, credevo avesse più difficoltà. La differenza con gli anni scorsi la sta facendo ovviamente il coach, Luca Banchi che sta mettendo insieme i giovani con i più esperti, specie i primi stimolandoli come si deve e nello specifico gli americani alla loro prima volta in Italia“.
Come sta rispondendo la città a questo successo della sua prima squadra?
“Benissimo. Grande merito spetta in questo senso alla società c he è capace di mobilitare tutti di far parlare di basket tutta la città. A Torino si parla di basket finalmente di nuovo sui giornali, sui social, si vedono video. Il palazzetto è sempre pieno. La città innamorata del basket aveva bisogno di uno scossone e questo è arrivato con la presidenza Forni e dall’abbinamento con la Fiat che è sempre stato il sogno di tutte le società torinesi di qualunque sport ma che non c’era mai stato, nemmeno con la Juventus che pure è sempre stata l’espressione del massimo tifo della famiglia Agnelli. E’ la prima volta, dopo gli anni ’70 quando sponsorizzava il basket femminile qui in città, che la Fiat mette il proprio marchio, sulla maglietta di una società sportiva. E questo cambia tutto“.
Tecnicamente come sta giocando questa squadra?
“Io vedo la disponibilità di tutti a stare insieme ed a giocare insieme. Questo è rappresentato al massimo dallo spirito di Deron Washington che pur allietato da sirene di altre squadre importanti italiane ed europee, ha scelto di rimanere qui e ripartire da Torino per rivalsa dopo l’infortunio con cui ha chiuso la scorsa stagione: questo spirito è quello giusto e che vedo in campo. Lui e Mbakwe i più esperti stranieri del nostro campionato vedo come parlano con i colleghi stranieri più giovani. L’ingresso di Luca Banchi in punta di piedi è stato determinante, il suo essere molto esigente in campo. Insomma giocano molto bene di squadra, abusano un pò del tiro da 3 come tutte le squadre però, atleticamente fortissimi il che ha consentito fin qui le grandi rimonte che ne hanno caratterizzato il cammino. Solo che quando tra un pò l’atletismo calerà o sarà eguagliato da quello delle altre formazioni bisognerà aggiungere qualcosa al bagaglio tecnico per pareggiare i conti, altrimenti le rimonte saranno sempre più difficili. Per sempio già domenica a Venezia sarà bene non andare sotto di 14 o 20 come è successo a Capo d’Orlando o col Darussafaka…“
Mi par di capire che lei trova commisurate alle aspettative ed alla forza della squadra le dichiarazioni estive della proprietà e della dirigenza che indicavano in Torino una squadra pronta per rinveridre alcuni fasti del passato?
“Direi di sì. La presenza di Banchi è una prova ed una garanzia. L’iscrizione e la buona partecipazione sin qui all’Eurocup un’altra prova. Il marchio Fiat confermato ancora una prova per pensare che per esempio quest’anno i playoff siano un obiettivo minimo raggiungibile molto credibile per questa squadra. Nella quale mi piace molto che ognuno fa il suo ruolo: gli italiani hanno il loro spazio e giocano, gli stranieri hanno il loro e fanno quello per cui sono pagati“.
Qual è il vantaggio per l’Alter82 di Piossasco per esempio, di questo ottimo andamento della squadra di vertice della città?
“Innegabile che per una società come la nostra che vive anche di Minibasket e di settore giovanile avere un punto di riferimento così importante e così visibile sia fondamentale. Perché si innesca quel meccanismo che ha portato me alla pallacanestro. Avevo 6 anni e mia mamma mi portava a vedere le partite della Chinamartini Torino. Mi innamorai di questo sport ed eccomi qui a quasi 50 anni, ancora che vado in palestra ad allenare, a seguire le partite, a commentarle e fare interviste e preoccuparmi della salute del nostro sport. La società in questo è bravissima: non manca settimana che la Fiat giochi in casa che non mandi inviti per i giovani per entrare al Pala Ruffini a prezzi scontati e dunque per aiutare il ripetersi di quelle immagini che ho descritto prima del genitore che porta il bimbetto al palazzo“.