https://youtu.be/Mhm-lAoiKRk
Cleveland Cavaliers – Indiana Pacers. I detentori del titolo difendono con estrema fatica il fattore campo. Il perno del loro gioco, manco a dirlo, è King James, dal quale passano tutte le giocate dei padroni di casa! Intorno a lui un quintetto quasi sempre piccolo ed infarcito di tiratori, in modo da aprire il campo ai drive irresistibili del leader. E LeBron fa ciò che deve, cerando per sé e per gli altri, soprattutto, giocando la point forward e scegliendo qualunque posizione, a seconda della marcatura avversaria: “at the point”, la più frequente, sulla quale il solo Paul George ha titolo per dargli qualche grattacapo; dal post basso, fronte o spalle a canestro, ove si porta quando marcato da una guardia; dal gomito, giostrando da centro, come fa quando Taddeus Young riesce a contenerlo vicino al ferro. Dalle difficoltà di Indiana nel marcare una point forward nascono i giochi atipici dei Cavs, quelli intorno ai quali nasce l’efficienza offensiva dei campioni. Emblematici gli ultimi due giochi del primo tempo: nel primo si assiste al pick and roll con Irving che agisce da bloccante su LeBron James, che porta palla: dall’assistenza del Prescelto per Kyrie nasce un “and1”! Nel secondo, LBJ aspetta tre cambi difensivi, finché non si trova di fronte il lungo di turno (Turner): quello è il momento per attaccare dal palleggio, con il duplice vantaggio di avere un altro passo rispetto al malcapitato e campo aperto alle sue spalle fino al ferro!
Anche i giochi difensivi di Cleveland hanno James come perno: solitamente schierato in marcatura sul post, è chiamato a fungere da “rim protector” in aiuto sul pick and roll ospite. Indiana resta in partita sfruttando i lungolinea, anche grazie alla difesa “contemplativa” di Love. LeBron è, allora, chiamato a farsi in tre, decidendo in un batter di ciglia se andare a chiudere il corridoio al palleggiatore, intasare le linee di scarico sui tagli o restare sul lungo. Dopo qualche imbarazzo, il giochino pare funzionare nella ripresa, finché Nate McMillan non inventa la sua contromossa: Lance Stephenson point guard, dirottando un fin lì evanescente Jeff Teague in posizione 2. Con il doppio play si crea gioco anche dalle corsie laterali, allargando ulteriormente la difesa dei Cavs, che va letteralmente in tilt, anche grazie a George, dirottato a ricevere gli scarichi (con strepitoso successo!). La scelta di Cleveland di raddoppiare alto su George apre una voragine a centro area: Indiana rimonta dal -12 e sorpassa pericolosamente vicino alla sirena finale!
Saranno tre uomini a salvare i campioni in carica: LeBron James, in attacco, facendo sempre le scelte giuste. Kyrie Irving, in difesa (!), con due giocate strepitose, prima tenendo il drive di Teague, poi accettando il cambio a tre metri da canestro su Turner per soffiargli la palla appena l’ottimo sophomore gialloblu prova a metterla a terra. Tyronn Lue, facendo ancora…il Tyronn Lue: ovvero l’uomo sindacabilissimo sull’ordinaria amministrazione della squadra, ma delle scelte difficili e vincenti nei momenti cruciali. Come nelle finals dello scorso anno. Sul pallone decisivo, ha il coraggio di chiamare ancora il raddoppio su George e la scelta si rivela, ancora una volta, vincente.
Ora, però, è chiamato ad inventare qualcosa di nuovo in difesa, se vorrà far fede al pronostico favorevole…
https://youtu.be/jSsEyxFmnFA
Toronto Raptors – Milwaukee Bucks. La prima “sorpresa” della serata arriva dal profondo Nord, dove Jason Kidd vince per distacco la partita a scacchi con Dwane Casey! Il primo quarto è di marca ospite: dopo qualche imbarazzo contro la difesa schierata, i Bucks alzano il pressing su DeRozan e riescono ad imporre i propri ritmi. La risposta dei Raptors non si fa attendere e si basa sull’apertura sul lato debole, mentre i difensori ospiti cercano di collassare sull’incontenibile P&R di DeRozan. Così i padroni di casa risalgono la china dal -10 e mettono il muso avanti. Nel terzo parziale, il quarto fallo personale di Antetokounmpo, incontenibile sul primo passo ma incerto nel tiro da oltre sei metri e, infatti, battezzato da Carroll, illude i tifosi di casa…Invece è proprio a partire da qui che si materializza il capolavoro tattico di JK, che trova in Greg Monroe l’uomo chiave della partita: prima mette in campo, intorno a lui, uno smallball con Brogdon, Dellavedova, Middleton e Snell, sciorinando una circolazione perimetrale cui Toronto è impreparata. Controsorpasso cui si oppone il solo, sontuoso, Demar DeRozan, capitalizzando i sui drive sotto forma di una montagna di viaggi in lunetta.
Il vantaggio ospite tocca la doppia cifra quando il #10 di casa rifiata in panchina, ma il suo rientro in campo non produce i frutti sperati, perché Kidd ha riservato, per lui, il piano difensivo che decide la gara: Brogdon in marcatura, Monroe si stacca dal bloccante per raddoppiarlo e scivolare egregiamente sul suo attacco al ferro, Antetokounmpo, in terza battuta, si stacca in aiuto oscurandogli il canestro! Toronto, troppo dipendente dal pick and roll della sua star, mette a segno la miseria di 28 punti nella ripresa, rimpinguati nel solo garbage time, e la partita va in ghiaccio senza neppure troppi patemi, appannaggio dei sorprendenti ragazzacci di Milwaukee!
Se i Bucks possono difendere così, se possono anche variare i propri giochi offensivi così e se hanno (ri)trovato un Monroe così…probabilmente i playoff 2017 hanno una protagonista in più!