Marco Calvani, Giorgio Valli, Alessandro Finelli, Fabrizio Frates, Luca Dalmonte, Pino Sacripanti. Solo alcuni nomi di allenatori oggi affermati in quell’età di mezzo, intorno ai 50 anni, che a metà degli anni ’90 quando lavoravo a Tele+ come giornalista di basket, frequentavo ogni giovedì e domenica insieme ai miei colleghi Geri De Rosa, Pietro Colnago o Paola Ellisse perché noi facevamo il bordo campo delle partite della serie A1 e dell’allora Euroclub e poi Euroleague e loro erano i vice di grandi allenatori: Messina, Bucci, Scariolo, Bianchini e via dicendo.
Loro erano quelli che ci raccontavano un po’ più nel dettaglio le ultime parole dette nello spogliatoio, gli ultimi accorgimenti, che ci aiutavano a capire cosa si fosse detto nei time out e nell’intervallo. Insomma confidenti e poi alcuni di loro ancora oggi amici.
Questa premessa per dire che mai ho avuto ed ho poca considerazione del lavoro degli assistenti allenatori, anzi. La mia stima verso di loro è tanto più alta quanto più “bassa” è la categoria nella quale lavorano. Dunque troverei bello che avessero un po’ di visibilità per il tipo di lavoro che svolgono ogni giorno. Ma…
Ma la pratica invalsa da qualche tempo da parte di alcuni capi allenatori, senza fare nomi tanto chi lo fa lo sa benissimo, di mandare proprio gli assistenti a presentare le partite nelle conferenze stampa pre gara, la trovo offensiva tanto nei confronti dei loro assistenti quanto nei confronti della stampa e dunque del pubblico.
Mi spiego. Gli assistenti sanno ovviamente tutto della preparazione, hanno contribuito tutta la settimana a mettere su la strategia e la tattica, hanno suggerito soluzioni, per affrontare gli avversari di turno. Ma poiché, per definizione, non sono loro che prendono le decisioni finali, perché esporli alle domande dei giornalisti che potrebbero essere anche di quelle alle quali bisogna dare una risposta che un vice, per quanto bravo e preparato – e lo sono tutti – non può dare?
E poi cos’hanno altro da fare il giorno prima della gara i capi allenatori per non potersi permettere di passare un’oretta in compagnia della stampa locale?
Di conseguenza è una mancanza clamorosa di rispetto nei confronti del pubblico che vorrebbe sapere cosa ha preparato chi materialmente prende le decisioni e stabilisce cosa e chi fa cosa. Non succede in nessun’altra categoria, salvo diverse disposizioni di giustizia sportiva che squalificano il capo allenatore. Ed allora perché accade solo nella A2 italiana?
Qualcuno tra LNP, al cui ufficio stampa anche, questa riflessione è stata inviata, uffici stampa delle società, esperti di comunicazione, allenatori ovviamente quelli che usano questa pratica, ha una risposta sensata?
Eduardo Lubrano