L’EA7Milano è la prima finalista del campionato 2015-2016. La vittoria di Venezia in gara 6, 60-68, manda all’atto conclusivo della stagione non la squadra che gioca meglio ma certamente la più forte dal punto di vista fisico, la più lunga dal punto di vista dei centimetri e dal punto di vista della panchina e quella che riesce a far giocare peggio i propri avversari. Ma è anche una squadra che ha momenti di leggerezza dettati dalla convinzione di essere più forte per grazia divina che possono renderle la vita difficile. Comunque è in finale come previsto, e questo è un punto di merito perché a volte la pressione che ti mettono i gufi può essere disastrosa. Ecco come è andata la sesta gara di semifinale a Venezia.
La partenza di Milano è davvero sprint, 0-6 in meno di due minuti, addirittura 2 a 12 dopo 3’30” con i punti di Gentile, redivivo, e Simon e Batista presente sotto il tabellone veneziano. Venezia che a sua volta aiuta l’attacco di Milano con un 1 su 9 dal campo che sembra irreale conoscendo la qualità dei giocatori di De Raffaele. Il quale chiama time-out, chiede pazienza e soprattutto di non tirare solo da tre. Così la squadra lagunare cambia un po’ marcia e comincia a cercare qualche penetrazione e con l’aiuto di qualche fallo di troppo della super fisica difesa dell’EA7, comincia a frequentare la lunetta ed i punti che arrivano aiutano anche la difesa, specie perché Gentile & Co. cominciano a tirare palloni in tribuna sprecando moltissimo. Si chiudono allora i primi dieci minuti sul 13 a 16 per Milano.
La seconda frazione di gara si apre ancora con Gentile che sembra voler dimenticare gara 5 e le sue percentuali di tiro di tutta la serie, ma poi si accende Tonut per Venezia ed in un attimo è 18 pari. E nonostante tre tiri liberi a segno di Sanders, Green e Ejim confezionano il vantaggio di Venezia sul 24 a 22. Perché pur difendendo di fisico, Milano in attacco cerca giocate difficili, non di squadra, butta palloni, si affida alla bravura individuale – indiscutibile – dei suoi migliori, 5 punti consecutivi di Lafayette la riportano sopra per esempio. Ma Venezia non vuole mollare un pallone che sia uno e nonostante soffra un gap importante di chili e centimetri è molto presente a rimbalzo e riesce a tirare die volte nella stessa azione ed a punire la leggerezza di Milano. A metà gara il vantaggio dei favoriti per lo scudetto è risicato, 26 a 30.
Il terzo quarto si presenta subito come uno dei più brutti della serie: Venezia e Milano si sfidano a chi fa la cosa più brutta in attacco ma anche a chi difende meglio. La spunta Milano perché ha Batista che è troppo più grosso degli altri e sotto il suo canestro riesce a costringere gli avversari a tirare come vuole lui e non come vogliono loro. Poi anche l’attacco di Milano si sblocca un po’ alla volta e dopo 6 minuti e 40” il punteggio recita 28 a 41 con l’Umana che sembra sprofondare nella sua laguna come la sua città. Ma non è mai detta l’ultima parola con Milano che è certamente la squadra più forte ma anche la più presuntuosa possibile e così la riscossa dei padroni di casa parte ancora una volta dalla lunetta: Krubally e Tonut rimettono la loro squadra in carreggiata nonostante l’1 su 21 da tre gridi vendetta. Si va all’ultimo mini riposo dopo trenta minuti con Milano sopra solo di dieci, 38 a 48.
E gli ultimi dieci minuti cominciano ancora nel segno di Batista per Milano, con l’uruguaiano che prende rimbalzi in attacco uno dietro l’altro e mette un po’ in difficoltà la difesa veneziana. Però è dietro che Milano non tiene e così prima Ress, poi Krubally e Viggiano spingono la Reyer sempre più vicino ai meneghini e quando mancano 5’ e 35” si scopre che in dieci minuti a cavallo tra i due quarti, Venezia ha firmato un parziale di 22 ad 11, dal 28 a 41 al 50 a 52. Facile che il pareggio arrivi dopo poco perché Jeremy Pargo trova un paio di punti nella sua brutta partita offensiva e segna il 54 pari, allora Milano risponde subito con una tripla di Lafayette e va sul 54 a 57 ma c’è Viggiano che rimette le cose a posto, 57 a 57 con due minuti da giocare. Qui Venezia si scioglie, la vena offensiva di Green e Pargo non si accende come non è successo per tutta la partita, mentre la forza fisica di Milano si fa sentire in attacco e ci sono tanti liberi per gli uomini di Repesa che tira un grosso sospiro di sollievo.
Umana Reyer Venezia – EA7 Olimpia Milano 60-68
Eduardo Lubrano
@EduardoLubrano