La stagione della Consultinvest Pesaro finisce come l’anno scorso in maniera trionfale, con il pubblico di un’Adriatic Arena quasi completamente gremita ad invadere il campo in tripudio dopo un’ultima vittoria che ha sancito la salvezza in extremis, al termine di un campionato di sofferenze fin dal primo turno.
Sembra paradossale parlare di un’annata del genere in termini così entusiastici ma, in tempi di vacche magre per il basket italiano e di vacche magrissime per il basket pesarese, questo era il massimo risultato che ci si potesse attendere dai ragazzi in canotta biancorossa; d’altra parte, così come successo la precedente stagione, fin dal precampionato il presidente Ario Costa aveva dichiarato che avrebbe firmato per ottenere una salvezza all’ultima di campionato e così il fato lo ha accontentato riservando a lui ed ai tifosi pesaresi un’ultima partita di stagione regolare che è stato un vero e proprio spareggio salvezza contro Caserta.
L’esito trionfale della stagione è stato certificato anche dall’entusiasmo con cui i tifosi pesaresi hanno riempito il palazzo nel momento decisivo e con cui hanno poi accolto la vittoria che è valsa la stagione per tutti; un entusiasmo che testimonia quanto ancora la piazza pesarese abbia voglia di basket e quanto sia ancora disposta a soffrire in attesa di tempi migliori che, però, sembrano ancora lontani dal ritornare.
Ha un bel dire coach Paolini ad auspicare una massima serie in stile NBA in cui non ci sia lo spauracchio delle retrocessioni ed in cui le società possano programmare il futuro senza assilli, ma in realtà il pubblico in Italia vive soprattutto per momenti come questo e non è un caso quindi che, quando contava, l’Adriatic Arena sia tornata a riempirsi quasi come ai tempi della semifinale scudetto, non più tardi di tre anni fa.
Fatti i complimenti alla società per avere raggiunto l’unico obiettivo possibile spaccando l’euro in quattro ed ai ragazzi per avere lottato sul campo, va innegabilmente detto che, come in ogni successo, la Consultinvest deve ringraziare un po’ anche la buona sorte.
E’ stata sicuramente una circostanza favorevole il fatto che da un paio di anni a questa parte solo l’ultima piazza porti alla retrocessione, così come il fatto di avere trovato lo scorso anno una Montegranaro sfaldatasi per motivi esclusivamente extra-cestistici e quest’anno di avere trovato una Caserta che, soprattutto a livello di scelte societarie, ha dovuto compiere il suicidio perfetto per retrocedere al posto dei pesaresi.
Ma alla fine quello che conta è il campo e sul parquet la Consultinvest ha legittimato la salvezza con la vittoria più convincente delle ultime due stagioni, ovvero proprio contro quella Caserta arrivata improvvisamente svuotata ai quaranta minuti finali, dopo una rimonta incredibile nel girone di ritorno resasi necessaria per ovviare ad una gestione societaria sciagurata nella prima parte di stagione.
Per la Consultinvest una stagione per tanti versi simile a quella dell’anno precedente ma sicuramente più tormentata a livello interno nonostante quest’anno, a differenza dell’ultimo campionato, abbia viaggiato quasi sempre al di sopra della scottante ultima piazza.
Se l’anno scorso, nonostante le tante sconfitte iniziali e gli evidenti problemi di inesperienza dei suoi tanti rookies, squadra ed allenatore hanno viaggiato compatti fino all’ottenimento del risultato finale, quest’anno non si può dire che sia stato così.
La dirigenza è stata brava anche quest’anno a trovare con due lire dei giovani americani che potessero reggere l’impatto con la massima serie italiana, ma se l’anno scorso giocatori come Turner ed Anosike si erano dimostrati dei grandi lavoratori lesti nell’apprendere i trucchi del mestiere, quest’anno coach Dell’Agnello si è trovato ad avere a che fare con strangers forse più talentuosi ma anche con qualche grillo in più per la testa.
Così, nonostante il girone d’andata fosse stato sicuramente soddisfacente, la dirigenza si era accorta che qualcosa non andava; in effetti quest’anno, a dispetto dei risultati innegabilmente migliori, coach Dell’Agnello era apparso fin da subito ben più nervoso dell’anno precedente, come hanno testimoniato le tante conferenze stampa in cui era apparso piuttosto sfiduciato fino a sbottare in un memorabile dopo partita vietato ai minori (sconfitta interna sulla sirena contro la Granarolo Bologna) in cui di fatto aveva scaricato più di un suo giocatore.
E’ stato lì che probabilmente è suonato il campanello di allarme che ha portato, suo malgrado, il presidente Ario Costa a dovere esonerare il suo ex compagno di squadra per fare posto a Ricky Paolini, pesarese puro sangue pescato dalla squadra juniores.
La mossa si è rivelata azzeccata, vista l’immediata reazione della squadra e visto che, nonostante un prolungato periodo di sconfitte stesse rischiando di mandare all’aria tutto proprio nel finale di stagione, alla fine si sia arrivati alla tanto sospirata salvezza.
Certo, come avviene sempre in questi casi con il cambio di coach è arrivato anche il rimpasto della squadra e così, partiti l’inadeguato Williams e lo scontento Reddic, sono arrivati due giocatori di maggiore caratura ed esperienza come Wright e Lorant che si sono rivelati decisivi per il risultato finale.
Paolini è stato fondamentale anche nella gestione del problematico Ross, vera e propria croce e delizia per i tifosi di casa; tanto indolente per larghe parti della stagione, quanto capace di abbagliare seppure con pochi sprazzi del suo immenso talento, fino a svegliarsi in tempo nell’ultima partita, quando ha di fatto preso la squadra per mano fino alla vittoria finale con una prestazione da vero all-around.
Nella prima parte di stagione era stata l’altro esordiente Myles a portare qualche importante vittoria ai suoi, prima che un infortunio muscolare sulla fine dell’anno solare non gli facesse perdere quella forma psicofisica che poi misteriosamente non è stata più ritrovata dalla guardia americana.
Ci è voluto quindi l’innesto di due giocatori quadrati come i già citati Wright e Lorant per ridare slancio ad una squadra che alla fine del girone d’andata era ancora saldamente in quota salvezza ma che, con la brutta sconfitta contro quella Caserta che sembrava in quel momento derelitta, appariva un po’ allo sbando.
Proprio quella partita era stata una svolta per entrambe le formazioni, perché di lì i campani hanno preso la rincorsa fino a sfiorare la clamorosa rimonta, mentre per la Consultinvest è arrivato il sofferto esonero di coach Dell’Agnello ed il rimpasto di formazione.
Ma ancora a otto giornate dalla fine sembrava che i pesaresi, al contrario dello scorso anno, con la rocambolesca vittoria di Capo d’Orlando (firmata non a caso da un Ross comunque sempre imprescindibile per le fortune della Consultinvest) potessero chiudere la pratica salvezza con parecchio anticipo, visto che Caserta languiva ancora a parecchi punti di distanza e doveva fare i conti anche con una penalizzazione di un punto legata sempre allo sbando societario di inizio stagione.
Così invece non era perchè, mentre la Consultinvest incorreva in sette sconfitte consecutive, la truppa di Esposito arrivava addirittura a sopravanzare i diretti avversari proprio prima dello scontro diretto all’Adriatic Arena.
A quel punto pochi a Pesaro speravano nel miracolo, viste le condizioni di approccio delle rispettive squadre alla partita, ma in ogni caso ancora una volta il pubblico di casa mostrava ancora la sua passione per il basket riempiendo l’arena di casa.
Il resto è storia recentissima e se il pronostico è stato clamorosamente ribaltato il merito è stato anche della spinta data da un catino ribollente di tifo e calore, oltre che dalla già menzionata prestazione da superstar di Ross.
Ma se Ross, comunque quarto miglior marcatore della regular season, per il prossimo anno è destinato ad approdare altrove, probabilmente insieme a quasi tutto il resto della squadra, la passione dei tifosi è il pilastro su cui il sodalizio pesarese dovrà fondarsi anche per il prossimo futuro quando, ancora una volta, occorrerà tirare fuori tutte le abilità manageriali ed econome di Costa & C. per riuscire a mantenere Pesaro là dove le spetta, la serie A.
Giulio Pasolini