E così il Beli nostrano ne fa uno. Finalmente da quando l’uomo creò l’NBA, ormai quasi 70anni, un italiano è sul tetto del mondo. E così il ragazzo da San Giovanni in Persiceto si laurea campione NBA, vincendo con gli Spurs, gara05 di queste Finals, e chiudendo la serie 87-104. E così la vendetta è servita.
Dopo che l’anno scorso i Texani erano usciti con l’acquolina in bocca, quest’anno invece chiudono subito la pratica anello, vincendo la serie 4-1. Il loro gioco di squadra ha la meglio. Trovando in Leonard (in ’34min ne piazza 22, il migliore tra i suoi come al solito, 7/10, 3/4 da tre, 10 rimbalzi, altra doppia doppia) il loro migliore giocatore, non per altro MVP delle FInals, di tutta la serie. Così Gregg Popovich e Tim Duncan possono festeggiare il loro 5° titolo NBA.
Parte bene Miami, e soprattutto LeBron James (31 punti stanotte per lui, ancora lascia da solo, 10/21 dal campo, 3/9 da tre, contornato da 10 rimbalzi e 5 assist)che non viene meno al suo “Follow my lead” predicato a inizio gara ai compagni. Gli Heat così piazzano subito un bel parziale e vanno, a inizio 1° periodo, sull’ 8-0. I Texani sembrano accusare al tensione e infatti riescono a sbagliare i primi 5 canestri (0/5 dal campo).
LeBron sembra una macchina da canestri, porta i suoi sul 19-5, con 12 punti realizzati e 4 rimbalzi fino a questo momento, e riesce anche a spingere Miami sul 22-6.
E allora esce fuori Manu Ginobili (stanotte prova da leader entra e aiuta gli Spurs alla causa con 19 punti in 28 minuti, 6/11 dal campo, 3/6 da tre, 4 rimbalzi e 4 assist), ne piazza 6 consecutivi e con l’aiuto di due bombe una di Leonard e l’altra di Mills (ancora una volta quasi un punto al minuto, infatti in 18’ ne piazza 17, con 6/10dal campo e ben 5/8 da tre) riportano San Antonio sul -4 (22-18), con ancora 2’57” da giocare.
Ma LeBron non ci sta, così chiude la prima frazione, di gioco, con 17 punti e 6 rimbalzi e trascina i suoi sul 29-22.
Nel secondo quarto si spegne la luce del Prescelto. Tutta Miami lo segue e così dopo i primi due canestri del quarto di Wade (mai entrato nella serie e in particolare in questa gara, da dimenticare entrambe, 11 punti in 36’, solo 4/12 dal campo, ½ da tre, 3 rimbalzi e 1 assist, un po’ pochino) e Bosh (va un pochino meglio a lui, in 39’ ne piazza 13, 6/14 dal campo, imbarazzante 0/5 da tre, ma almeno 7 rimbalzi e 0 palle perse), che li portano sul 33-26, gli Heat non riescono, per 2’07”, a metterne più dentro nessuno.
Mentre gli Spurs con Duncan (in 34’ ne piazza 14, 5/10 dal campo, con 8 rimbalzi, 2 stoppate e 2 assist) e Belinelli (entra e dopo appena 50” ne fa subito 2, dei suoi 4 punti finali in 9’, 2/3 dl campo, con 2 rimbalzi e 1 assist), rosicchiano il vantaggio e si portano sul -1 (35-34) con ancora 5’41” da giocare.
E qui finisce la partita, Leonard decide che è ora di guadagnarsi seriamente il titolo di MVP delle Finals e quindi piazza la bomba del sorpasso Spurs (35-37). Da questo momento in poi non si volteranno più indietro.
Il punto esclamativo lo tira fuori Ginobili, che mette una bellissima schiacciata a difesa schierata, a 2’48” dalla fine del quarto, e la successiva tripla, portando i Texani sul 40-45. Il periodo si conclude con San Antonio avanti di 7 (40-47), e con LeBron che ne segna 20, tanti quanti il resto della squadra.
La partita prosegue dopo l’intervallo con Miami che sembra una squadra fantasma (c’è ma non si vede), infatti subisce il parziale di 11-2 in 6’05” di gioco e ne segna 0 nei primi 4’07” del terzo periodo. Così grazie alla spinta dell’AT&T Center, Mills e Ginobili fanno piovere bombe su bombe dall’arco, e mandano gli Spurs sul +21 (44-65) con ancora 5’01” da giocare, nel 3° periodo.
Il penultimo quarto si chiude con i punti di Duncan e Parker (inizio un po’ burrascoso, ma si riprenderà alla grande, per la stella francese, deve aspettare gli ultimi 15” del terzo periodo per vedere la palla entrare nel canestro, infatti fino a quel momento era 0/10 nei tiri realizzati e provati, alla fine ne metterà 16 in 36’ di gioco, 7/18 dal campo, 0/1 da tre, e 2 assist) per i San Antonio, mentre con due tiri liberi consecutivi di LeBron James per i Miami, e finisce 58-77.
Nell’ultimo quarto parte la festa per tutti i tifosi dei Texani, e dei loro giocatori, sparsi in tutto il mondo. Ormai non c’è nulla da fare per gli Heat, mai entrati nella serie, che chiudono la partita con un disastroso 30/75 (40%) dal campo, mai pericolosi da tre 7/25 (28%), e con la grande delusione di aver lasciato James a combattere da solo. L’AT&T Center esplode in una lunga festa per tutti i loro eroi.
Frank Bertoni