La stagione della Juvecaserta è più intrigante di un giallo di Camilleri, riesce a coniugare momenti di immenso fulgore cestistico a pagine che si potrebbe anche abbondantemente dimenticare. Il nono posto finale, con la sconfitta a Pistoia che solo per un quoziente canestri sfavorevoli caccia fuori dai play off i bianconeri è forse la pagina più stonata di un campionato comunque positivo.
La partenza di base è la solidità societaria: più volte additata come squadra in crisi economica, come squadra che ha “dei problemi”, il duo Barbagallo – Iavazzi ha portato nuova linfa e mentalità nell’ambiente, con un progetto più vicino alla città, l’allargamento della base giovanile con la creazione della JC Academy, ma anche e soprattutto un sostanziale risanamento societario. La Juve ha un futuro e questo è un passo avanti di non poco conto.
Se dovessimo scegliere l’mvp della stagione, di sicuro si dovrebbe guardare fuori dal campo, nella cabina di gm: Marco Atripaldi, che veniva accreditato di una “squadra da retrocessione” dopo i suoi acquisti estivi ha invece sorpreso tutti con pescate clamorose e un gruppo che fatto di fondamentali e coesione ha saputo stupire. La sua presenza, voluta fortemente dalla presidenza, è stata vicina, costante, capace anche di far sentire la propria voce quando necessario sia con la stampa che con i tifosi, parlando chiaro e senza mezze misure. Avesse anche portato all’ombra della Reggia Chris Duhon (su cui ritorneremo), di certo avrebbe vinto a mani base il titolo di gm dell’anno, ma di tempo per questo riconoscimento istituzionale ce n’è ancora tanto e il suo lavoro potrà continuare sereno.
Fronte allenatore a dir poco sorprendente: nessuno si aspettava che Molin, che mai aveva allenato una squadra da head coach potesse fare così bene. La sua parola d’ordine è stata umiltà, sacrificio e difesa, il suo staff con Baioni e Luise (che però a fine stagione ha già salutato) è stato sempre pronto a dare istruzioni e l’ex assistente di Messina si è dimostrato disposto ad accettare opinioni altrui. Alcune volte, non c’è da nascondersi, ha pagato qualche rotazione un po’ dimenticata in panchina, ma il nono posto, data la squadra e i problemi ad essa connessi, è tanta roba, visto che l’obiettivo era la salvezza. Ora si riparte da lui, anche se nel suo staff entra a far parte, o per meglio dire ‘torna a casa’ Enzo Esposito, la storia “#6” bianconera, che aiuterà e porterà ulteriore esperienza. Curiosa la nota fatta da Atripaldi, che ha dichiarato apertamente che già a metà di questa stagione si era pensato di riportare Enzino sul parquet del Palamaggiò, ma non ancora come coach, bensì come giocatore aggregato alla squadra. E visto che in Gold il campo l’ha tenuto, sicuro non avrebbe sfigurato, peccato per questioni burocratiche che hanno impedito la composizione di una pagina di storia di sicuro particolare.
Sulla squadra, che dire, sono stati sempre sul filo. Partenza a razzo che faceva sognare, quando Stephon Hannah, dispensava assist magistrali alla Rubio uniti a un contorno di palle perse. Non tutti i guai erano i suoi, la squadra, era forte solo quando poteva spingere in transizione, volando sopra il ferro con due dunkman come Roberts e Brooks che non hanno da farsi pregare. Le vittorie esterne con Pesaro e Montegranaro avevano messo in chiaro le cose per la salvezza fin dal girone di andata, con un rollino di marcia che tra le mura del Palamaggiò è stato chirurgico. Partite sofferte, magari sudate, ma tutte portate a casa. Se però la sfortuna e la latitanza dei successi on the road si mettono sulla tua strada è difficile. Prima l’infortunio di Cameron Moore, che fino a quel momento era il pivot rookie del campionato, per impatto, numeri e mezzi a disposizione, poi quello a Tommasini, proprio mentre il giovane stava iniziando ad ingranare dopo un avvio difficile, nonchè le tante partite senza il play americano, hanno prodotto una serie imbarazzante di prestazioni on the road. Ne ricordo alcune in particolare, prima a Brindisi, dopo 32 minuti perfetti la squadra scompare e becca un 20-0 pesante; oppure a Roma, dove non gira niente per 38′, la squadra è sempre sotto in doppia cifra e poi, come per magia, si sveglia e per poco non la recupera. Sono tantissime le occasioni perse in trasferta: fa ancora impazzire la prestazione in quel di Sassari, balisticamente perfetta e poi rovinata da un finale scellerato che per poco non costa la vittoria ai ragazzi di Molin. In casa è sempre spettacolo, cadono Cantù, Siena, Pistoia, Avellino, Venezia, e solo Roma, Brindisi e Milano (tutte nella fase iniziale della stagione) possono prendersi lo scalpo bianconero. Finisce con Wanamaker che domina l’ultimo arrivato in casa bianconera, Ronald Moore, e conduce Pistoia alla vittoria, in una gara strana, vissuta a fasi alterne e in cui è mancato davvero poco per fare il colpo.
I ragazzi di quest’anno sono stati un gruppo straordinario. Una menzione particolare la merita Jeff Brooks, un ragazzo straordinario sotto ogni punto di vista, sia sul campo che fuori. Elegante sul campo, a portar legna in difesa e a rimbalzo, alle volte è l’unica soluzione anche dell’attacco: il commento di molte azioni vede 4 ragazzi fermi e l’ex Cantù che da sola si beve la difesa avversaria. Molin gli fa ritrovare perimetralità come ai tempi di Jesi e lui ripaga con tanta sostanza, un leone. Si tratta per un possibile rinnovo, ma sarà difficile trattenerlo se arrivassero squadre di Eurolega. Il ragazzo non ha nascosto che apprezzerebbe anche restare ma… (Riuscirà Atripaldi a fare il miracolo?)
La seconda menzione è per due di quei ragazzi che vorresti sempre nella tua squadra, che magari ti piazzano la zampata decisiva anche quando sono in giornata no, sono giovani ed entrambi, salvo clamorosi stravolgimenti, sono sotto contratto per la prossima stagione: Michele Vitali e Carleton Scott. L’italiano parte come tiratore puro, preferisce entrare dalla panchina e coach Molin lo ascolta. I suoi progressi sono visibili, da eccelso tiratore (che alle volte si lascia trascinare dalla “vena” positiva o negativa che sia) diviene un difensore eccezionale, un ottimo trattore della palla, ma anche e soprattutto un rimbalzista pazzesco. Il suo atletismo fa la differenza, la sua promozione nella serie A della pallacanestro è a pieni voti. Scott invece è una “pescata” magnifica. Dedizione e sacrificio in difesa sono le sue armi forti, piazza in due gare diverse due stoppate sulla sirena di partite punto a punto, un’altra la decide con un tiro in sottomano sulla sirena. Spesso anche dimenticato, lui sì, da Molin in panchina, sta sempre al suo posto, si fa trovare pronto. E’ l’ultimo ad arrendersi a Pistoia segnando anche dal parcheggio di casa sua: un lungo che salta, corre, difende e all’occorrenza la metta pure, mica male per quello che alla vigilia doveva essere un gregario.
Per i play serve una menzione a parte: Tommasini ha alternato ombre a luci, e proprio in fase ascendente un infortunio lo ha messo ko: rimandato a settembre ma con attenuanti. Sul play americano è dura: Hannah era qualcosa che a Caserta non si vedeva da tempo, un giocatore che ha tempi e ritmi di gioco tutti suoi, che si applica in difesa, ma che ha anche un carattere non male. Nel periodo delle cinque sconfitte di fila è piccato col pubblico che lo critica e ne fa il male massimo: bizze, troppe bizze anche fuori dal campo portano al taglio e la critica bianconera si sente sollevata, addirittura va in estasi quando i rumors di scout Nba da twitter (manco prendessimo Lbj) annunciano che Chris Duhon, giocatore che ha fatto le finals con gli Orlando Magic, arriverà in Italia. Per la trapattoniana frase “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” Atripaldi raccomanda prudenza, ma le carte arrivano firmate e si attende al gate il nuovo play. Questi però non arriverà mai, giacchè la sua signora è in dolce attesa e non si sente di lasciarla sola. Partirà anche un’azione legale contro di lui, ma il punto è che la Juve è senza un giocatore di pura gestione del gioco. Il giocatore arriva, anche forse perchè sono in tanti gli Usa che abbandonano l’Ucraina, è Ronald Moore, che si fa vedere all’esordio contro Avellino facendo scuola di pick and roll ed imbeccando un Brooks che farà 9/9 quella sera. E’ stato confermato anche per la prossima stagione, e anche se i numeri parlano per lui, alcune prestazioni hanno lasciato tanto amaro in bocca ai tifosi: specie l’ultima, con 1 solo canestro a bersaglio e l’incapacità di marcare Wanamaker. Avrà qualcosa da cui ripartire.
Su Roberts si potrebbe argomentare una discussione come tra coloro che venerano o detestano giocatori “emotivi” alla JR Smith, Ron Artest, Udonis Haslem e così via… Emotivo, con due gambe d’acciaio che saltano parecchio e lo portano al ferro, alterna prestazioni in cui balisticamente è immarcabile ad altre in cui invece latita. Si parla durante la stagione di taglio, lui resta, rincuorato da squadra e compagni e nel finale di campionato si ridesta, facendo ammattire Meo Sacchetti che non riesce a marcarlo al Palaserradimigni. Ha regalato spettacolo, ha fatto esperienza e di sicuro questa gli servirà anche per l’anno prossimo, specie se rimarrà in Europa. Una sua conferma? I rumors sono scettici al momento, ma una porticina potrebbe restare aperta.
Sul fronte pivot Usa, la partenza di Cameron Moore per gli States per sottoporsi ad operazione aveva spinto la necessità di prendere un pivot, anche se si prevedeva un ritorno in 3 mesi. Il ragazzo tornerà nel rush finale, ma non si sentirà in grado di rischiare, e allora quello che doveva essere il suo sostituto continua la sua avventura. Easley aveva iniziato a Venezia, messo fuori dall’arrivo di Crosariol, quando arriva a Caserta ci si aspetta molto da lui. E’ un pivot puro però, laddove Moore dava imprevedibilità. Il suo ingresso è lento, discontinuo, seppur il suo fisico granitico non lo fa sfigurare. Senza infamia nè lode.
Un ultimo discorso particolare se lo meritano i due veterani: Michelori e Mordente. Sul pivot lombardo è da rimarcare il coraggio con cui si butta a rimbalzo, dando minuti dalla panchina e continuando a prendere colpi anche pesanti. Il suo apporto è straordinario, sempre decisivo, non c’è altro da chiedere al gladiatore bianconero. Su Mordente non guardate le cifre, spesso non positive, ma guardate il cuore del capitano. Spesso anche a fare per 40′ il play puro, a dettare i ritmi a sputare sangue in ogni dove e a scuotere i suoi. Che fosse un leader non ne avevamo dubbi, vederlo alla sua età ancora così voglioso e determinante è qualcosa di unico, grazie capitano.
I tifosi vincono la loro personale partita fuori dal campo, non in senso positivo però… Se il tifo è sempre caloroso, nonostante non ci sia sempre il pienone, spesso si eccede in sciocchezze evitabili, come i troppi fumogeni accesi durante la gara che costano multe. Le scene “censurabili” ad Avellino e Roma non edificano un pubblico corretto e caloroso come quello casertano, ma sono solo due picchi in un anno di normalità. Preferisco ricordare la splendida atmosfera contro Siena e Avellino in casa, o la sempre nutrita mandria di superfans in trasferta ad ogni gara. Stoici i tantissimi a Pistoia, ancora a sostenere la squadra, nonostante la sconfitta, ma anche e soprattutto ad applaudire l’avversario toscano che era stato più forte. E chissà se da lassù Davide Ancilotto, caro ad entrambe le società, non abbia sorriso…
Alla Prossima, cara Juve