
Aradori in entrata, by Ciamillo&Castoria
Per fortuna non vivo all’epoca dell’antica Roma, perchè le mie (in)capacità divinatorie mi avrebbero assicurato una carriera particolarmente breve tra gli aruspici, e si sa che per la categoria non ci si limitava al licenziamento: è bastato dare per scontato che la Svezia lasciasse punti a tutti (vedi “diario” di ieri), e i lungagnoni nordici hanno rifilato il ventello ad una Russia ormai in spiaggia.
Così ora la Svezia è in corsa, col rischio che perfino l’ultima partita – con i “gialli”, appunto – possa essere per noi decisiva per il passaggio del turno.

I simpatici tifosi finnici
Una cosa alla volta, per ora pensiamo alla Finlandia. La fatica per trovare il biglietto e le spiegazioni dell’info-Point circa la massiccia presenza di vacanzieri finlandesi trovano riprova giá fuori dall’Arena, nell’ormai familiare cantiere Italia90: canotte Suomi a volontá, e soprattutto cappelli di ogni foggia, dal lupo (simbolo della squadra), al caschetto da operaio colorato di biancoazzurro -particolarmente intonato con le cesate di cantiere, ma il tifoso da casa non poteva saperlo -, transitando per cappellini in lana (qui!!) e perfino una fila con….Palloni da basket tagliati e infilati a mo’ di cuffia. Decisamente, il tifo più allegro e divertente (ci sono perfino omoni in tutina bianco-azzurra che neanche quelli di Zelig!), visto finora, e certamente il tasso alcolico costante incentiva la familiarità.
Anche dentro il palazzo, le impressioni dell’esterno sono confermate: se i finnici forse non raggiungono gli italiani, oggi integrati da un contingente di triestini e dintorni, sono almeno altrettanto rumorosi; anche per questo, l’effetto inni è da brivido, con imponente canto loro, e tonante Fratelli d’Italia, seguito da applauso corale. Appesi ovunque tricolori con testimonianze di provenienza, e notiamo Scafati, Caserta, Desio, Montegranaro, Roma, oltre alla immancabile bandiera dei quattro mori, e ad un mitico “W la F” esibito proprio a centrocampo.

Le Wags al seguito
Wags presenti in divisa evidentemente concordata (foto), Dan Petersonalle loro spalle, Nando Gentile collocato invece in uno dei settori finlandesi e addirittura investito da bandierone steso sul pubblico, respinto dal padre di Ale con un sentitissimo “vaffa”. Tra il pubblico, Coldebella, Della Fiori, Marco Baldi, Calvani oltre a (in zona stampa) un Attilio Caja disponibilissimo e insolitamente allegro.
Si parte: Cincia in quintetto, avvio con mani gelide, la prima tripla di Salin è accompagnata da un boato con cui rispondiamo con altrettanti decibel alla schiacciata di Cusin, cui segue però una nuova tripla Salin per il primo mini allungo.
La nostra scelta tattica è ancora palla sotto o entrata, i primi 10 punti sono dei lunghi (Cusin 4, Melli 2 e Datome 4), del resto da 3 non ci pigliamo ed anche dalla linea spadelliamo (4/8). Su un contropiede finlandese bloccato da grandissima difesa brillante siparietto, con Pianigiani che se la prende con Melli – sua “vittima” prediletta – e l’arbitro con la panchina tutta in piedi e praticamente in campo.
Ranniko in contropiede da 3 fissa il 17-12, massimo vantaggio loro, ridotto sulla sirena a 17-14. Il secondo quarto si apre con Ranniko che spiega com’é possibile che con un fisico normale si sia a questo livello per cosí tanti anni, facendo a fette la difesa italiana sfruttando il blocco verticale e poi anticipando il ritorno del difensore: 8 punti di fila, mentre a noi non entrano tiri aperti e ci innervosiamo, così nonostante qualche passaggio in lunetta ci troviamo sotto di 6, 18-24.
A questo punto cambia tutto: anche se Beli si incaponisce, finendo due volte consecutive a spiaggiarsi su un muro di difensori avversari e scagliando un mattone da tre in linea con il cantiere esterno, in difesa non passa più niente, e appena Aradori e un paio di contropiede ci riattivano, sorpassiamo e non ci giriamo più. Parziale di 13-2, ed al riposo siamo davanti 31-26.

La Mascotte carciofo
Durante l’intervallo, a centrocampo impazzano il folletto in arancione e la mascotte-carciofo (dopo 4 giorni di interrogativi siamo approdati alla certezza che simboleggi il vegetale spinato…). Sorge imperiosa una domanda: ma perchè 10 cheerleaders 10, preparate con svariate coreografie anche divertenti, sono confinate ai timeout mentre la pausa lunga è molestata dal folletto??
In compenso, l’animazione è assicurata dal tifo di entrambi, tra i costumi svedesi e l’ironia italiana (in curva anche un “Suomi Socmel” di indubbia provenienza…).
Per salvarmi dai giochini idioti, approccio Calvani per uno scambio di battute, comprensivo di complimenti per Datome, che il coach respinge: “è solo merito suo, ha lavorato duro. Certo, giocare tanto gli ha dato questa grande sicurezza, ma è lui che ha dentro tutto questo”. Sul prosieguo non si sbilancia: “è ancora dura, anche se si vince oggi. La Russia è morta, ma la partita di oggi ha rimesso la Svezia in corsa”.
Riprende la partita, con sollievo generale per l’allontanamento del folletto (domani cerchiamo di chiuderlo in uno scantinato dell’Arena, con un po’ di fortuna gli aprono solo all’inizio del campionato di pallamano). Mani di nuovo gelide, in 4 minuti ne mettiamo 2 noi e 4 loro, così si resta sul 33-30.
Beli forza e trova, speriamo si sblocchi. Cincia mette le prima tripla azzurra per il +6 (38-32), Mottola fa 0/2 ai liberi, Aradori si

Belinelli, tripla esorcizzante by Niki Fiumi
produce in due slalom consecutivi per il 42-32, ed è timeout Finland e ovazione italiana.
Melli torna in versione NBA, e spacca definitivamente la partita: 2 tap-in, rimbalzi (alla fine saranno 6) stoppatona su Ranniko con recupero e fallo subito, seguito da un vigoroso invito al pubblico a farsi sentire; purtroppo sull’azione successiva si scaviglia Diener. Il terzo quarto si chiude sopra di 12 (46-34), e la scena torna a folletto e carciofo che si divertono (?) a far urlare i tifosi, seguiti dalla regia che ripropone gli White Stripes tradotti dal pubblico nel ritrito po-po-popopo…

Tifosi italiani all’intervallo
Ultimo quarto, e ormai la partita è,indirizzata. Tripla di Rosselli e +15, in difesa siamo iper-reattivi; tocchiamo i 17 di margine (51-34), soprattutto loro non segnano più, e per di più Ranniko si scaviglia (e mentre si contorce a terra, la regia parte con un involontariamente cinico “I don’t care”…). Ai nostri avversari non basta neanche un dubbio antisportivo per provare a riaprire il discorso: Kotti dalla lunetta, non arrivando al ferro, spiega perchè la Finlandia si basa sempre su Mottola per il settore lunghi, e poi ci regalano il pallone. Sull’azione successiva Cusin schiaccia la fine, Belinelli finalmente mette la tripla del 60-40 ed alza le braccia con gesto da “era ora!”, la parte italiana del tifo intona il “tutti a casa alè”. Si chiude senza più spingere fino al 62-44, con solo Datome in doppia cifra ma tutti a referto, tranne i 3 (Poeta, Magro e Vitali) entrati all’ultimo minuto.
Ancora una volta, l’organizzazione ha il suo daffare per sgomberare l’impianto, l’assembramento all’entrata degli spogliatoi è corposo ed euforico, e ci sono perfino applausi per un sorridente Petrucci, che non smette di ridere neppure quando si intona un “Paga tutto Petrucci”, e perfino un “oh Petrucci portaci a put…!”
A questo punto, solo una congiunzione astrale potrebbe toglierci dalla seconda fase a Lubiana. E così, possiamo pensare alla Grecia di stasera con ben altro spirito.
A proposito di Lubiana, warning spassionato a giocatori e tifosi, maturato dopo la serata libera ivi trascorsa: alla larga dal dolce locale derivato dallo strudel, tanto indigeribile da avermi finalmente chiarito il significato dell’album dei Jethro Tull “thick as a brick”…
Maurizio “Mau” Zoppolato

La Panchina Azzurra esultante, by Ciamillo&Castoria