Sabato scorso la partita di cartello era la sfida fra la squadra con il miglior record della Eastern Conference (imbattuta) e quella della Western (6 vittorie di fila dopo l’unica sconfitta nel season opener, comunque contro i sorprendenti Clips dell’ancora più sorprendente Crawford).
Bene: tutti pronti per Miami-OKC? Non esattamente.
Erano gli ottuagenari Knicks contro i Grizzlies.
Numero di persone che l’avrebbero previsto 2 settimane prima? Pochine.
E questo perchè quando noi facciamo le nostre previsioni sul futuro, ci basiamo su quanto successo nel passato (certo, sarebbe difficile fare diversamente…).
Questo però presuppone che le cose debbano restare uguali a se stesse nel tempo. La suddetta partita ci ha dato una serie di esempi di come questo principio (universalmente abbastanza attendibile) non vada preso come LEGGE assoluta.
Proviamo allora a salire tutti insieme sull’ipotetica Delorean gentilmente offerta da NMTPG e vedere cos’erano qualche anno fa i protagonisti di questa partita.
[b]Ti ricordi i Jailblazers?[/b]
Chi non ricorda quel periodo, direi primi anni 2000, in cui la tranquilla comunità di Portland ospitava una sorta di accolita deviante residente al Rose Garden? In campo erano un generatore eccezionale di ulcere e cuori infranti, ti facevano vedere lampi di talento sconfinato, e puntualmente lo gettavano in fondo al water con perfidia quasi calcolata. Fuori dal campo però hanno raggiunto vette inesplorate, tra gossip, reati, arresti, sospensioni, multe: praticamente giocavano a celo-manca con il codice penale, e hanno quasi completato la raccolta. Del resto a roster c’erano artisti di livello irripetibile:
Il più sano era Arvidas Sabonis, talento sconfinato, ginocchia da pensionato e un passato da alcolista problematico, così, giusto per non sentirsi emarginato.
Sempre in tema di rapporti problematici con la bottiglia segue a ruota Shawn Kemp, l’ex Reign (o Rain) Man di Seattle, arrivato in Oregon con tasso alcolico e peso completamente fuori scala.
Per la categoria “playmaker newyorkesi di talento e forte personalità, ma un filo problematici caratterialmente” si potevano giocare la carta Rod Strickland, uno dei luminari in questa specialità…
Poi c’era il club degli amici di Maria, niente che avesse anche solo vaghi rimandi a tematiche religiose, ma più prosaicamente la naturale predisposizione al detenere e abusare di sostanze stupefacenti. Ovviamente facendosi rigorosamente beccare dalla polizia. Qui possiamo citare Rasheed Wallace (che era anche un po’ la faccia e il cuore, forse addirittura il simbolo di questo gruppo), Stoudamire (Damon-the Mighty Mouse, non Amar’e l’acchiappa estintori…) e Qyntel Woods.
Quest’ultimo ha voluto però anche brillare di luce propria, organizzando (e ovviamente facendosi beccare, siamo mica principianti!) incontri di LOTTA FRA CANI. In casa sua. Vai, Qyntel…
Randolph e Patterson si sono picchiati in spogliatoio. Ma per darvi la misura della cosa: non è che si siano dati due spintoni; dopo il match il buon Ruben, che evidentemente ha avuto la peggio, ha quasi dovuto saltare i PO per l’infortunio all’occhio riportato.
Certo, Ruben, forse l’astro più luminoso di questi Blazers: visto che con omaccioni di 2 metri non andava fortissimo, ha deciso di rifarsi sulle ragazzine, ed è stato incriminato per violenza sessuale. Ah, dimenticavo: la ragazza non l’aveva incontrata in un bar: era la babysitter del figlio…
Questi atteggiamenti un filo border line, uniti alla totale incapacità di non farsi beccare non appena si mettevano a delinquere, ne ha fatto dei frequentatori piuttosto assidui delle patrie galere, tanto che il loro appellativo collettivo è passato da Trailblazers a Jailblazers.
Ogni gruppo deve però avere anche il suo faro illuminante, l’intellettuale e ideologo; questa è la sapida dichiarazione che Bonzi Wells (sì, c’era anche lui!) ha rilasciato alla stampa per ricostruire i rapporti con i tifosi:
“Non ci frega niente dei tifosi. Loro possono anche fischiarci ogni sera, ma tanto se ci incontrano per strada, ci chiedono sempre l’autografo.”
E vai anche tu, Bonzi, che sei solo!
Non vi saranno sfuggiti in questo elenco delirante i nomi di Rasheed Wallace e Zach Randolph: entrambi, dopo questo tipo di passato, sono stati protagonisti direi più che positivi della partita sopra citata.
Z-bo, dopo un passato sempre fuori forma, da macchina da statistiche egoista e ininfluente, oggi è tirato come una pantera, ha conteso il ruolo di miglior lungo dei PlayOffs 2 edizioni fa (quando, per capirci, anche un ragazzone tedesco ha giocato abbastanza bene…), e oggi è semplicemente il miglior rimbalzista della lega. Segna, passa, legge il gioco con intelligenza: il prossimo passo è tenere un camp per i ragazzini…
Sheed invece è stato semplicemente il più dominante giocatore di ogni epoca di questo gioco. Peccato solo che abbia avuto anche uno dei peggiori cervelli e atteggiamento ogni epoca (e giuro che la concorrenza era serrata), e quindi ha avuto una carriera … come dire … altalenante. Oggi, dopo un anno di pensionamento, ha deciso di tornare a giocare, a 40 anni. Due settimane fa praticamente non si riusciva a muovere. Sabato sera ha giocato 20 minuti, ed è stato in campo da protagonista: difesa perfetta contro l’ex compagno ai Blazers, e faro dell’attacco giocando in post basso. Sul perchè il più forte giocatore di post di sempre abbia passato la maggior parte della carriera a giocare fuori della riga da tre, vi rimando alle considerazioni fatte sopra. La mia personale interpretazione è che all’epoca per lui era troppo facile (e quindi poco stimolante) segnare da sotto. Oggi, che l’età e la ruggine glielo rendono difficile, è tornato attività di interesse. Avesse accettato di giocare stabilmente sotto canestro, probabilmente la geografia dell’NBA sarebbe stata diversa.
Un fenomeno.
[b]La quadratura del cerchio[/b]
Chi ha visto le foto estive di Raymond Felton, l’ha proposto come protagonista per “Ortone 2”. Non c’era nemmeno bisogno della computer grafica. Era entrato nell’NBA a Charlotte, insieme a Sean May, ed era decisamente oscurato dal più noto compagno. Oggi onestamente non so cosa faccia May, mentre Felton si è costruito una carriera di onesto mestierante NBA. Niente di sorprendente, sia chiaro. L’altra sera, in una forma che si pensava non potesse più essere sua, ha affettato la difesa dei Grizzlies non solo con letture intelligenti (da sempre parte del suo bagaglio tecnico), ma con scatti, penetrazioni e persino un buon numero di crossover “ankle-breaker”. Sì, avete letto bene. Non credo serva aggiungere altro.
[b]Tutto casa e chiesa[/b]
JR Smith è… JR Smith. Ovvero un fantastico animale da parquet, con istinti innati, raggio di tiro inumano, capace di balzi leopardeschi, e dotato di un cervello da paramecio. Confermato a sorpresa da NY in estate, anche per pochi soldi, lui accetta di restare, ma dice di voler partire in quintetto. Poi però la linea verde (ehm…) di NY gli fa preferire Kidd per lo starting five, e quindi siamo già tutti pronti ad aspettarci una stagione andata a meretrici.
E invece lui diventa il giocatore modello. Difende, fa giocare i compagni, assist per tutti, letture che nemmeno Nash. Il 70% da 3 passa quasi inosservato rispetto al resto. Lui, certificando il fatto che ci sta prendendo in giro, ci dice anche che ha smesso di uscire la sera: unpredictable!
[b]Un giocatore da manuale[/b]
Carmelo Anthony, grazie alla mai abbastanza celebrata assenza di Stat, quest’anno gioca da 4. Non ve la faccio lunga: passa la palla, prende i tiri giusti, e DIFENDE. Sì, avete letto bene. Accetta perfino l’impossibile mismatch con Z-Bo, e mette il corpo al servizio della causa. Si getta per terra per recuperare le palle vaganti. Il più forte Melo della sua carriera. Non è sempre stato proprio così, o sono io che mi ricordo male?
[b]Il brutto anatroccolo[/b]
4 anni fa i Grizzlies hanno mandato a LA Pau Gasol in cambio di Kwame Brown e Javaris Crittenton. L’interdizione per manifesta incapacità mentale era dietro l’angolo. Insieme a Brown e Crittenton si è spostato verso Memphis anche un altro giocatore, inserito esclusivamente per questioni di pareggio salariale: Marc Gasol, il fratello grasso e scarso di Pau, in pratica lì solo perchè era un raccomandato, un bamboccione senza talenti che faceva alzare qualche sopracciglio solo a causa del cognome.
Oggi Marc Gasol è uno dei centri più forti della Lega, gran rimbalzista, roccioso in difesa, e anche ottimo attaccante. La mano non è rotondissima, ma il tiro dai 4 metri oggi non è più una bestemmia. L’intelligenza, le letture, la capacità di occupare quelle zone dell’area dove è più difficile marcarlo, più facile ricevere e dove può fare più male alle difese, sono caratteristiche che ne fanno un giocatore unico e dominante. Il suo integrarsi e completarsi perfettamente con Randolph li rende l’unica vera coppia di lunghi in grado di farsi sentire nell’NBA, costringendo le altre squadre a rinunciare agli ormai di moda 4 piccoli, per non andare troppo sotto.
Non male per il fabbro spagnolo, che nessuno pensava avrebbe mai potuto giocare minuti nell’NBA, nemmeno da riserva.
Chiudo qui la carrellata (evitando di soffermarmi su come Kidd, il penetratore e passatore che non la metteva nell’oceano, oggi sia titolare di uno dei più affidabili tiri piazzati del campionato), giusto per ricordarci che, come diceva Grillo in un suo spettacolo qualche anno fa (certo, lui parlava del Big Bang…), se gli dai una congrua quantità di tempo, anche l’impossibile, o quanto meno l’improbabile, può accadere.
Buon per noi, che abbiamo potuto goderci una partita meravigliosa.
Sulle possibilità di restare a questi livelli per i Knicks, io non scommetterei. Sono pur sempre i Knicks, e tra poco tornano Shampert e soprattutto Stoudemire. Meno male che in panchina hanno Woodson…
Per quanto riguarda Memphis, credo sia scontato che non possano giocare tutta la stagione a questo livello stratosferico (in una settimana hanno castigato Heat, Thunder e i sorprendenti Knicks), ma visti i problemi a ovest di Thunder e Lakers, non mi sembra così blasfemo includerli a questo punto nell’elenco delle contender.
Vae Victis
Carlo Torriani