Julius Hermann von Kirchmann, un giurista tedesco, disse “Tre parole di rettifica del legislatore ed intere biblioteche diventano carta straccia”. Ecco, questo è quel che è accaduto a qualche appunto che stavo buttando giù alcuni giorni fa. E ne sono molto felice.
Ero partito dallo striscione esposto da i fioi dea sud nell’ultima partita casalinga (“Da più di un anno non si muove niente! Gilberto dove sta la verità?”) e dalla prestazione della squadra, per esprimere tutto il pessimismo della gente relativamente la sopravvivenza dell’A.P. Treviso (da qualche tempo abbiamo scoperto che la Benetton si chiama così…). Perché, è chiaro a tutti, il tempo ormai stringe…
Dopo l’annuncio shock della famiglia Benetton, a febbraio 2011, non è accaduto granché. L’estate scorsa sui giornali locali era apparso qualche nome (Veneto Banca, Oviesse), di un possibile successore, ma la società aveva sempre smentito. La prima dichiarazione ufficiale di Enzo Lefebre risale a settembre: trovati due soci, manca il terzo. A dicembre l’idea è diventata quella di ripartire la terza quota tra diversi sponsor minori. A gennaio Djordjevic si era sbilanciato in sala stampa, dichiarando che entro un mese ci sarebbe stato probabilmente un importante annuncio sul fronte societario. Ad inizio febbraio l’ultima dichiarazione di Lefebre: entro marzo sarebbero stati comunicati i nomi di coloro che avrebbero garantito un futuro al basket trevigiano. Ai due soci ignoti ma “acquisiti da tempo” si sarebbe aggiunto un altro sponsor italiano ed una multinazionale.
Poi… più nulla. Se non la crescente sensazione nella testa dei tifosi che i rari comunicati finora propinati non fossero altro che “ansiolitici”. Non voglio dire balle, ben inteso: piuttosto dichiarazioni “dopate”, che hanno elevato allo status di “trattative a buon punto” quelle che erano nulla più che fumose ipotesi e timide speranze.
E così siamo arrivati al citato striscione, che esprime bene l’impazienza, l’inquietudine di tutti i tifosi, che, faccio presente, in quest’annata difficile si sono stretti intorno alla squadra (le presenze al Palaverde sono aumentate di oltre il 20% rispetto alla passata stagione), la quale è sempre stata sostenuta ed applaudita, a prescindere dai risultati; con l’unica eccezione (non è un caso) rappresentata proprio dall’ultima uscita casalinga contro Pesaro.
La partita con la Scavolini è arrivata dopo una settimana difficile, scandita dall’eliminazione in Eurocup e dalla scomparsa di Enzo Lefebre: due fucilate a livello di motivazioni. Analizzando globalmente la stagione, in un contesto di estrema difficoltà, la squadra di Djordjevic finora ha fatto, a mio giudizio, cose magnifiche; molto più di quanto non dicano i risultati, oggettivamente modesti. Prima le distrazioni per l’imminente avvio della stagione NBA, poi la perdita di 4/5 del quintetto, quindi il processo di inserimento dei nuovi arrivi (Goree e Viggiano hanno necessitato di qualche partita di rodaggio) ed infine il contemporaneo infortunio di Bulleri e Mekel che ha ridotto a 4 elementi la rotazione degli esterni: in questa situazione la Benetton ha racimolato inevitabilmente qualche sconfitta di troppo, ma ha anche colto risultati insperati, che, ad esempio, le hanno fatto sfiorare la qualificazione ai playoff di Eurocup. A questo punto (arriviamo alle ultime settimane) è però subentrato un calo di forma complessivo (con Bulleri, Thomas e Becirovic letteralmente a terra) e le sopra citate fucilate. Nel match con Pesaro ho avuto la sensazione che per la prima volta la squadra abbia staccato mentalmente la spina. Finita l’avventura europea, è infatti rimasto solo un campionato nel quale, da un lato, la salvezza, salvo crolli clamorosi (ma, attenzione, possibili), in un modo o nell’altro sarà raggiunta, mentre, dall’altro, l’accesso ai playoff sembra un obiettivo troppo lontano. Se si aggiunge che, come ammesso dal coach, per la prima volta in spogliatoio c’era una reale preoccupazione per quel che avverrà a fine stagione, si capisce bene che, ahimé, ci sono le condizioni ideali per mollare.
Ma la scorsa settimana, in una conferenza stampa organizzata per dare una risposta alle preoccupazioni dei tifosi, Buzzavo e Coldebella hanno finalmente fatto un nome: Bruno Zago, imprenditore trevigiano, leader europeo nel settore della carta. Nonostante l’ammissione che la strada da percorrere è ancora lunga (lo stesso Zago ha immediatamente replicato che non c’è ancora alcun accordo), la notizia ha costituito un’autentica boccata d’ossigeno per il popolo biancoverde.
E l’ottimismo è aumentato con l’ulteriore conferenza stampa di venerdì scorso, presso gli studi dell’emittente locale Treviso Uno (della quale Zago è proprietario). Nell’occasione è stato presentato il consorzio UniVerso Treviso: un marchio che riunirà tutte le imprese che vorranno sostenere l’A.P. Treviso. Sul modello di Varese, gli imprenditori interessati non si limiteranno ad una sponsorizzazione, ma diventeranno proprietari pro quota della società. Oltre a Claudio Coldebella (attuale vicepresidente) e Giovanni Favaro (segretario generale), era presente anche Ricky Pittis, in veste di “garante” del consorzio, del quale sarà presto nominato presidente. L’idea è quella di creare di creare un pool di imprese, con uno o, ancor meglio, due soci forti. Bruno Zago dovrebbe essere perciò solo il primo tassello. Saranno coinvolti nel progetto anche altre bandiere del basket trevigiano: Marcelo Nicola, Adiano Zin e Massimo Jacopini.
Vediamo che accadrà e speriamo che queste notizie diano nuovi stimoli alla squadra, che intanto domenica ha vinto a Biella.
Paolo Brugnara