Un bel Mondiale quello visto finora in terra turca e da domani via alle tanto attese semifinali che, a differenza di quanto si potrebbe facilmente pensare, non sono affatto scontate negli esiti finali, a favore cioè dei padroni di casa da una parte e dagli Yankees di coach Mike Krzyzewski dall’altra.
Come molti di voi già saprete, si sfideranno nella parte alta del tabellone turchi e serbi, in una sfida che non è e che non sarà mai solo e soltanto cestitica a causa dei trascorsi, degli intrecci storici che legano da secoli questi due popoli, così apparentemente lontani ma molto, molto vicini più di quanto si possa immaginare. Mentre nella parte bassa del tabellone lo squadrone semi-NBA dovrà vedersela con l’autentica rivelazione del torneo, la verde Lituania che verde è sia storicamente che d’anagrafe, a vedere cioè la data di nascita dei componenti il roster.
Pertanto proviamo a giocarcele noi queste due bellissime sfide che speriamo tanto Mamma RAI faccia vedere in diretta, consegnando finalmente alla palla a spicchi la giusta dignità che merita al posto, e senza offesa, della canoa, della palla-avvelenata-acquatica e del pattinaggio a rotelle.
Dicevamo che nella zona alta del tabellone ci sono Serbia (o se preferite Srbjia), e Turchia.
La Turchia di Boscia Tanjevic sembra essere entrata in forma nel momento migliore del torneo, come aveva fatto intendere lo stesso coach serbo nelle dichiarazioni pre-Torneo di questa estate, oggi alla corte della Virtus Roma assieme al fido Matteo Boniciolli.
Dopo aver condotto infatti una prima fase del torneo senza impressionare granchè ma rimanendo imbattuta contro avversari tradizionalmente ostici come la Russia, ed i rivali storici della Grecia, e penando un pò troppo contro il Porto Rico dei solisti. Una volta scattata la fase ad eliminazione diretta i ragazzi di Boscia Tanjevic han deciso di dimostrare che la loro crescita come squadra e come movimento globale non si limita al solo Hedo Turkoglu, idolo nazionale, ma che si estrinseca in un manipolo di giovanotti di belle speranze, se non addirittura più che belle speranze come Ersan Ilyasova, e, un gradino al di sotto dello stesso, Semih Erden ed i due Omer, Asik ed Onan. Una squadra che riesce a coniugare la tecnica con il tonnellaggio ed i centimetri, il sogno di Boscia che per anni lo ha coltivato e che proprio contro la malcapitata Slovenia nei quarti ha potuto realizzare: una zona 2-3 con una media in campo di ben 206 centimetri ! E quando magari qualcuno dei sopra citati ha avuto qualche passaggio a vuoto, ecco in loro soccorso giocatori oscuri ma ben presenti a se stessi ed alla squadra come Sinan Guler o Kerem Tunceri, importanti contro la Francia negli ottavi di finale.
Il destino preconizzato dallo stesso Tanjievic quindi sembra compiersi anche per un popolo, per un Paese che non aspetta altro che festeggiare per le strade dei propri sconfinati territori dall’Europa all’Asia (in Turchia non esistono feste religiose ricorrenti come nella nostra cultura, ndr), e che dovrebbe far riflettere molto nel Belpaese considerando che questa è stata per la Turchia la seconda apparizione ai Mondiali. Tanjevic aveva detto che lo avrebbe vinto il Mondiale ed ancora non la ha vinto ma ha dimostrato, concretamente, che le sue voglie non sono poggiate sull’argilla.
Ma per entrare direttamente nella legenda del basket c’è da superare prima la Srbjia di un altro santone del basket mondiale, quel Dusan Ivkovic che ha forgiato una squadra capace di annichilire già i pluridecorati spagnoli aldilà di quanto possa dire lo scarto nella sfida dei quarti di soli 3 punti, e grazie all’oramai famoso e stra-visto missile terra-aria di Milos Teodosic. Non è stato però un cammino vellutato quello di coloro che raccolgono più degli altri popoli, aldilà dell’Adriatico, l’eredità enorme cestistica della ex-Jugoslavia. Una fase eliminatoria con tutte vittorie contro squadre decisamente inferiori in un girone decisamente abbordabile, addirittura anche una sconfitta incredibile per mano di una verdissima Germania (nemmeno poi qualificatasi agli ottavi), e la sensazione che agli ottavi avrebbe pagato dazio contro chiunque. Ed invece ecco la grinta, il cuore, il carattere di un’etnia che sembra nata per giocare a basket: decisione, cattiveria agonistica, risoluzione feroce in un mix fatto anche di tecnica di altissimo profilo. Sugli scudi il tanto discusso, dopo la vergognosa rissa del Pireo nel pre-campionato, Nenad Krstic che si è eretto come leader tecnico ed emotivo del roster spodestando Milos Teodosic il quale non è parso eccessivamente contrariato della nuova situazione creatasi in seno al team. Dopo un girone eliminatorio buono ma non eccelso, eccolo lì con i suoi 15 p.ti/gara e 7,5 rimbalzi/gara, cifre importanti buttate sul piatto a tempo debito contro Croazia ma soprattutto contro Marc Gasol, forse al momento l’unico centro europeo capace di contrastarlo nell’aggiudicazione di MVP nel ruolo specifico del torneo. Ma oltre ai due già nominati, come non sottolineare i Savanovic (monumentale contro le Furie Rosse), i Rasic, i Velickovic, i Bjelica, i Kesely (idem come Savanovic contro la Spagna)? E non abbiamo visto brillare il neo-trevigiano Markovic, neanche l’altro gioiellino ex-Partizan Tepic ha impressionato, e vogliamo parlare di Perovic, quasi “nonno” con i suoi 25 anni, visto poco o nulla ?
Più che altro ha impressionato il fatto che i serbi abbiano dato la sensazione di aver trovato il bandolo della matassa in difesa e che quasi si divertano ad illudere per poi colpire senza pietà il malcapitato avversario di turno, chiedere a Scariolo per ulteriori informazioni. E non mollano mai, l’aver vinto in volata le ultime 3 sfide su 3 li rende particolarmente pericolosi, per questo i padroni di casa turchi dovranno sfoderare una prova maiuscola se vorranno averne ragione.
Nella parte bassa del tabellone un’altra sfida inedita a questi livelli tra Stati Uniti e Lituania.
Gli Stati Uniti come singoli e come squadra non hanno segreti, se così possiamo esprimerci, nel senso che si conosce quasi tutto di loro a causa della popolarità della Lega ove giocano i vari Rose, Durant, Odom e Billups ma non solo, perchè da sempre sono senza discussione la nazione guida della palla a spicchi. Ma non sempre questa situazione s’accompagna con enfasi positiva perchè proprio questa forza, questa consapevolezza di se stessi, questa eccessiva superiorità a volte può giocare brutti scherzi come nelle più recenti edizioni dei campionati del mondo. Sì, il cammino invitto con qualche trappola disseminata quà e là superata fa ben sperare ma, come il Brasile insegna ( e stiamo parlando di una squadra buona ma capace d’essere estromessa da un Argentina con soli 5 giocatori validi), e come ieri la Russia ha fatto vedere, questi Stati Uniti hanno punti deboli soprattutto quando la palla avversaria viaggia con precisione e velocità da un giocatore all’altro e quando ci si deve concentrare un pò più del dovuto in fase di non possesso. E contro questa Lituania i fratellastri minori di Le Bron James e Kobe Bryant dovranno mettere qualche mina anti-uomo in più del solito se vorranno approdare senza patemi in finale.
Già, questa Lituania.
Arrivata senza alcun roboante proclama in Turchia ma solo con tanto lavoro da preparare in vista del prossimi campionati europei che ospiteranno esattamente tra un anno, campionati che han deciso di vincere, questa Lituania ha prima sorpreso per poi stupire per il modo con il quale ha sgretolato inesorabilmente qualsiasi avversario che abbia “osato” frapporsi al loro cospetto, e senza eccellenti interpreti come ad esempio i fratelli Lavrinovic, il milanese Petravicius e Sua Maesta Sarunas Jasikevicius. Nessuna sconfitta in un girone non molto impegnativo a giudizio della critica (del cui giudizio ci permettiamo di dissentire perchè battere Francia e soprattutto una Spagna già superata dagli stessi francesi nello stesso girone non pensiamo sia stata una passeggiata), ma due vittorie imperiose sia negli ottavi contro i cinesi ma, soprattutto, quella nei quarti contro l’ostica Argentina. Ecco, proprio questa ultima prestazione ha rubato la scena alle altre 3 semifinaliste perchè si è vista una squadra capace di giocare un basket moderno, fisico quanto basta ma dominato da un’ottima tecnica di base. Giocatori conosciuti come Linas Kleisa (19,1 p.ti/gara e ben 7,4 rim.zi/gara), ed il milanese Jonas Maciulis (9,9 p.ti/gara), ma anche meno conosciuti al grande pubblico come Mantas Kalnietis (9,1 p.ti/gara e 3,4 assist/gara), o come i giovani Martynas Pocius (8,7 p.ti/gara), e Tomas Delininkaiitis (8 p.ti/gara), hanno dimostrato che sono proprio loro la lieta, nuova sorpresa del basket mondiale.
Ora l’ostacolo più difficile, appunto il Team USA, al quale opporsi però cambiando atteggiamento rispetto a quanto visto sino ad oggi perchè se si sfidano gli americani al “Corri & Tira”, è molto facile lasciarci letteralmente le penne !
Una prova di maturità quindi per questa squadra che è stata simpaticamente adottata dalla stampa specializzata internazionale come la vera rivelazione di questi mondiali turchi, aspettando di vederla magari contro la Turchia in una finale inedita dal sapore pungente.
Fabrizio Noto/FRED